Coordinamento provinciale. Parliamone assieme

imageNella sera di lunedì 22 dicembre, presso il circolo Ferrarsi di Omegna, si è svolta la riunione, molto partecipata, del coordinamento provinciale del Verbano Cusio Ossola che, per l’occasione, è stata aperto a tutti i membri dei coordinamenti dei circoli cittadini.
All’ordine del giorno dell’incontro c’era l’analisi della situazione politica nazionale alla luce della riunione della direzione nazionale di venerdì scorso.
Il coordinatore provinciale, Aldo Reschigna, ha aperto la riunione affrontando di petto le questioni sul tavolo: la questione morale, la leadership del partito nazionale, le divisioni esistenti, le proposte programmatiche, il coinvolgimento dei circoli territoriali e il rinnovamento, temi che sono stati di spunto per una serie molto interessante di interventi.
l’assemblea si è conclusa con l’impegno, da parte dell’esecutivo provinciale, di scrivere un documento di sintesi, rispetto ai temi toccati, per essere sottoposto e poi approvato dai vari circoli territoriali, a partire dal prossimo gennaio.
Per permettere a chi, per motivi di tempo, ieri non ha potuto intervenire nella discussione, per chi non ha potuto partecipare e per tutti coloro che vogliono esprimere un opinione, vi invitiamo a lasciare le vostre impressioni sul momento che sta attraversando il PD, cliccando, dopo esservi registrati, proprio qui sotto il link: “Aggiungi commento".
Crediamo che oggi la riuscita del progetto del Partito Democratico stia molto nella capacità e possibilità di costruzione a partire dalle realtà territoriali.
Per queste ragioni il tuo contributo ci è utile.

11 commenti su “Coordinamento provinciale. Parliamone assieme”

  1. Sono uno degli iscritti che ha seguito con interesse il dibattito di ieri e per prima cosa non posso che restare positivamente impressionato dal numero dei partecipanti e degli interventi messi in campo; questo è il segnale più evidente che c’è una grande voglia di confrontarsi e devo anche notare che negli ultimi tempi i tempi e i modi del dibattito si sono notevolmente ridotti. Da tempo insisto sul fatto che la rete debba essere uno strumento su cui insistere e quindi non posso farmi sfuggire l’invito a portare un contributo al dibattito, dibattito che non si può certo considerare esaurito con la scorsa serata.
    Rispetto alle vicende giudiziarie c’è senza dubbio un forte elemento mediatico, ma su molte situazioni la nostra attenzione è stata bassa e serve quindi un segnale forte sulle candidature e sulla gestione amministrativa. È anche evidente che il problema del ricambio si pone in modo forte ed evidente, ma è ancora più evidente che queste situazioni sono deflagranti in quanto accadono su un partito che non ha ancora sciolto molti dei nodi che ne hanno appesantito l’opera. Un partito forte, ben strutturato sul territorio e in grado di esprimere una politica autorevole avrebbe meno problemi a gestire la questione morale e soprattutto “farebbe politica” cosa che non si riesce più a fare da tempo persi nei meccanismi astrusi con cui si sono scelte candidature e gruppi dirigenti.
    In un certo senso è fallita la politica del “ma anche” che ha portato a poca chiarezza, alla “non scelta” e alla divisione. Abbiamo rinviato per mesi e mesi questioni come quelle etiche e della collocazione europea del partito che periodicamente riemegono creando disagio e disorientamento.
    Credo che sia indispensabile passare alla politica delle “decisioni ora” per avere unità; chiarezza e soprattutto decisioni.
    Per essere concreti dobbiamo però anche guardare al nostro territorio (proprio come dice Chiamparino); come altri non credo esista una via del VCO al PD, ma esiste sicuramente un modo virtuoso in cui il PD del VCO sta sulle questioni locali e nazionali facendosi carico delle istanze dl territorio, e qui purtroppo su molte questioni diamo un impressione di disinteresse.
    In sintesi vedo una sola soluzione: una “Buona politica” che vuole dire attenzione al territorio, un confronto serio con nuove regole e modalità; capacità di fare “Rete” (dove con “fare rete” si intende la capacità di condividere informazioni e idee allo scopo di elaborare una politica virtuosa ed omogenea rispetto a territori omogenei); un sistema di regole democratiche condivise ma vincolanti;
    Giorgio Ferroni

  2. Alcune considerazioni.
    La prima riguarda la questione morale. Mi domando, alla luce delle esperienze della Campania, quando un politico o un amministratore debba dare le dimissioni. È mai possibile che non ci si sente mai responsabili di nulla? Un conto è la responsabilità penale, un altro quella etica. Credo che un amministratore o un uomo politico debbano essere al di sopra di ogni sospetto. Un modo che Veltroni avrebbe per iniziare a ridare fiducia al Pd e ai suoi elettori sia quello di prendere le distanze da chi è indagato, costringendoli alle dimissioni. Penalmente potranno essere anche innocenti, ma eticamente no.
    Sempre sulla questione morale, il Pd ha un codice etico che per il momento è carta straccia! Basti pensare all’incompatibilità tra chi ha incarichi monocratici nelle amministrazioni e chi ha responsabilità apicali nel partito. Mi vengono in mente il Segretario regionale dell’Abruzzo che era anche sindaco di Pescara, o quello della Puglia che è sindaco di Bari! È inutile scrivere le regole, se poi siamo i primi a non rispettarle! Per questo chiedo al consiglio di garanzia provinciale di essere garante dell’applicazione del codice etico nella nostra provincia.
    Altra considerazione. Il rinnovamento è fondamentale, ma è anche oggettivamente difficile da perseguire. Una classe dirigente non si inventa dall’oggi al domani, ma è altrettanto vero che o siamo in grado di dare reali e concreti segnali di novità, o altrimenti corriamo seri rischi.
    Molti cittadini stanno perdendo sempre più la fiducia, altri sono indignati.
    Sono convito che noi abbiamo idee migliori dei nostri avversari, ma oggi non siamo più credibili e quindi non siamo più ascoltati dalla gente comune. Il problema della comunicazione è anche questo. La mancanza di autorevolezza, attendibilità e credibilità.
    Prima dobbiamo riconquistare questi fondamentali valori, poi possiamo anche migliorare la nostra comunicazione. Per farlo, il primo passo che suggerisco è quello di fare un bagno di umiltà da parte di tutti, di ritornare a fare politica in mezzo alla gente, quotidianamente a partire dalle nostre azioni quotidiane che devono e dovranno essere di esempio.
    Moreno Minacci

  3. Vorrei sottoporvi questo articolo della Repubblica, sul tema della crisi del lavoro che credo esploderà a partire da gennaio.

    [url]http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/lavoro-precario/precari-crisi/precari-crisi.html
    [/url]

    Credo che la vera faccia della crisi economica avrà risvolti sociali non indifferenti, proprio a partire dal mercato del lavoro.
    innanzi tutto gli outsider, i non tutelati, i così detti precari.
    Non possiamo stare ancora una volta a guardare dobbiamo promuovere soluzioni a questi temi.
    Molte sono le proposte in campo: dalla riforma del welfare e degli ammortizzatori sociali alla riforma del mercato del lavoro (quella di Ichino, ad esempio).

    Su questi temi i giovani democratici si attiveranno per organizzare iniziative nei prossimi giorni.
    Chiedo al coordinatore del Pd Vco, Aldo Reschigna, di promuovere il dibattito in tutti i circoli e di inserire nel documento -che presenteremo ai nostri gruppi dirigenti regionali e nazionali- anche questo importante contenuto politico.

    Saluti precari natalizi!

  4. Semplicemente, come ha già detto qualcuno alla riunione di ieri sera, è mancata la coerenza.
    Veltroni ha detto che il PD sarebbe stato il partito del rinnovamento e dell’innovazione.
    Così non è stato e ne stiamo pagando le conseguenze.
    Basta leggere il nostro codice etico cosa dice sulle incompatibilità (se qualcuno vuole farlo lo trova nella sezione documenti iscrivendosi al sito) per denotare quanto il partito è ancora lontano da ciò che annuncia e scrive e ciò che fà.
    Occorre, da ora, essere coerenti con ciò che si annuncia. E su questo Veltroni deve giocarsi la propria “leadership”.
    Non può più sbagliare.

  5. Ho partecipato all’interessante discussione del 22 ad Omegna e a mio avviso È emerso come il ricambio generazionale sia la questione chiave per uscire dalla crisi del Pd e piu’ in generale della politica. Non ho pero’ sentito nessuna proposta concreta come del resto È avvenuto nell’ambito della direzione nazionale del Pd dove come al solito i dinosauri hanno gettato nel circuito giusto nuove parole (innovazione, rinnovamento, capibastone) ma nessuna decisione concreta È stata presa, nemmeno per la drammatica situazione napoletana. E non È emersa nessuna chiara strategia per affrontare la questone morale e il ricambio generazionale. Niente di nuovo, del resto, come È stato giustamente rimarcato ad Omegna il cambiamento arriva sempre dalla periferia. Ebbene, la provincia del VCO È periferia e ha il dovere di fare qualcosa.

    Io vorrei proporre la seguente proposta per affrontare il dramma della gerontocrazia o almeno cominciare ad affrontarlo. La mia proposta prevede le dimissioni entro qualche settimana di tutte le cariche del partito (coordinamento e tutti i segretari dei circoli) e la pronta elezione di nuovi rappresentati che abbiano un’eta’ compresa tra i 30 ai 40 anni. I nuovi rappresentati eletti daranno poi vita ad un nuovo coordinamento provinciale a cui spettera’ disegnare la strategia per le elezioni amministrative alle porte rilanciare il partito. Si tratta di un’azione politica dimostrativa e la dimissione contemporanea di tutti i rappresentanti dei circoli provinciali e del coordinamento permetterebbe di non far ricadere la colpa su nessuno. Si tratta insomma di fare nel piccolo della nostra provincia quanto molti desiderano inutilmente avvenisse a Roma.

    Va sottolineato che il ricambio in blocco di tutti i rappresentanti del Pd del VCO non implica l’emarginazione dei militanti anziani o meno che da anni fanno un lavoro egregio, essi al contrario potranno dare un contributo prezioso con la loro esperienza ma dietro le quinte lasciando ai giovani l’opportunita’ di sperimentare nuove strategie e contenuti. La provincia del VCO È un luogo ideale per questa sperimentazione data la sua marginalita’, e anche il periodo storico È propozio visto i segnali che lasciano prevedere anni duri di sconfitte elettorali. Non c’È insomma nulla da perdere. Anche la crisi in atto È propozia. Le crisi sono periodi di grandi opportunita’. La cosa peggiore durante una crisi È non fare nulla come purtroppo sembra aver deciso la direzione nazionale del Pd.

    In generale poi, al di la’ delle chiacchiere strumentali sul giovanilismo (ridicolo il suo uso dispregiativo in Paese con l’Italia oppresso dalla gerontocrazia), la politica la fanno gli uomini, È frutto della loro storia, della loro cultura. E per cambiare la politica devi cambiare gli uomini (magari evitando i polli allevato in batteria). Questo discorso vale soprattutto per una situazione come quella del Pd che nasce dall’unione di due partiti di lunga tradizione. Se il partito democratico fosse un partito realmente nuovo, di nuova fondazione, come ha detto giustamente Veltroni, sarebbe tutto piu’ facile. Ma creare un partito nuovo con una classe dirigente che per decenni È stata comunista o democristiana È un impresa impossibile se non si ha il coraggio di affidarsi alle nuove generazioni. A quegli uomini e donne che non hanno vissuto la defunta era ideologica e dei partiti di massa e che frutto della malandata societa’ moderna vorrebbero semplicemente poter dare un contributo per quei valori comuni che alla fine sono l’unico senso del Pd.
    Tommaso Merlo
    Oggebbio

  6. Sulla questione morale bisogna partire dal proclama di Veltroni “Fuori i capibastone,non ci interessano i loro voti, chi non accetta le regole e l’idea del PD deve stare fuori”. È solo un proclama dentro il quale ci possono essere diverse situazioni, diversi atteggiamenti, ma l’importante è dotarsi di regole alle quali ciascun circolo possa riferirsi per poi procedere contro i vari portatori di tessere, contro coloro che parlano a nome e nell’interesse del territorio senza essere riusciti ad ottenere l’investitura dal basso, contro coloro che beneficiano di incarichi pubblici senza preoccuparsi di coinvolgere i cittadini sul loro operato e nemmeno di renedere conto ad alcuno nel partito che autorizzi il permanere nell’incarico. Sulla questione identitaria del PD francamente mi sembra che si stia esagerando, tra i cittadini delle primarie ci sono poche differe nze, tutti vogliono buon governo, persone oneste, a loro e quindi a noi non interessa quale posto occupare a Strasburgo ma solo lavorare insieme alle forze riformiste che sono dentro il PSE, ; certo occorre ribadire con forza che il PD è nato sulle ceneri del fallimento di DS e DL e che deve dare delle risposte ad una nuova domanda di politica. Ma senza ricette precostituite, l’importante è farsi delle domande prima di avere delle risposte.Occorre capacità di ascolto, oggi non si ascolta ciò che dice l’altro ma si ha già pronta la risposta. Per fare ciò bisogna però andare nei luoghi dove c’è la domanda di nuova politica, nei mercati, nei quartieri, con la varie Associazioni, in mezzo alla gente. Non và bene la chiusura autoreferenziale e nemmeno la pianificazione nel senso dirigistico, occorre ripristinare la governance dell’autorità pubblica.Per costruire e comunicare un’identità territoriale condivisa bisogna capire il territorio, avere una visione complessiva, non settoriale, non locale, una visione più ampia dell’autointeresse individuale. A mio parere il PD del VCO deve lanciare questa sfida lavorando tenacemente per raccordare le tre polarità affichè le stesse operino in totale sinergia tra di loro per offrire un nuovo modello economico e politico ai cittadini.

  7. Per motivi di salute non ho potuto partecipare al dibattito svoltosi ad Omegna. Mi dispiace molto perchéritengo che questi momenti siano molto importanti per “la crescita” del PD. Ritengo che senza “piangersi addosso” occorra veramente con decisione percorrere un cammino di confronto e condivisione di tutti quei problemi che riteniamo ineludibili per la crazione di un “vero” partito democratico: Rimango della mia idea che di fatto il partito sia nato da una “fusione a freddo” tra DS e Margherita e pochi altri. Ora si comincia a capire che occorre creare il partito che non c’è partendo dal basso senza nulla calare dal vertice composto comunque da persone di buona volontà che però non sono espressione di un voto assembleare e che quindi di fatto non rappresentano “il popolo” del PD. Qui non si tratta solo di età anagrafica ma anche e soprattutto di capacità di interpretare i tempi nuovi, le nuove necessità, le nuove esigenze, le nuove speranze ! Il 2009 sarà un anno durissimo soprattutto nel campo economico e occupazionale, ma anche per le scadenze elettorali locali. Siamo pronti? Cosa pensiamo di fare nei pochi mesi che mancano per acquisire la fiducia degli elettori?Basta “cullarsi” nell’illusione che sia sufficiente raccogliere quanto seminato in qualche anno di buona amministrazione? Io non penso che sia così perchéil nostro difetto maggiore è di vedere le cose “dal Palazzo” e non come le vede “la gente” quella che abitualmente non fa politica. Rimbocchiamoci le maniche e caliamoci nella realtà di tutti giorni altrimenti parliamo un liguaggio incomprensibile !

  8. Caro Tommaso, come altri di noi -seppur giovane- sono tra coloro che hanno lavorato a lungo per costituire sul territorio della nostra provincia il Pd.

    Il coordinamento provinciale di cui faccio parte è stato costituito per la metà di cooptati e per l’altra dai segretari dei circoli. Proprio in questa seconda metà possiamo trovare persone nuove alla politica dotate di capacità, entusiasmo e professionalità con provenienza diversa: società civile, ds, dl, associazionismo e singoli cittadini che lavorano e lottano ogni giorno per un Paese migliore.
    Lo fanno parlando con le persone a casa, sul posto di lavoro, al bar, in piazza magari fino ad ora tarda.
    Sono queste persone la linfa vitale ed il valore aggiunto del Pd. Su di esse il nostro partito ha scommesso, gli ha dato fiducia incaricandoli di rappresentare il Partito Democratico sul nostro territorio. Compito che stanno svolgendo egregiamente viste le difficoltà che il pd riscontra in questo momento.

    Dal coordinamento provinciale come dalla direzione nazionale è emersa la necessità di innovare in modo ponderato: scommettendo sui giovani ma non solo.
    Abbiamo bisogno di competenza, formazione, merito, rinnovamento. Non possiamo commettere l’errore di occuparci di organigrammi e gerarchie senza occuparci della [i]missione[/i] a cui siamo chiamati.

    Il banco di prova della nostra capacità di rinnovare la politica sarà la sfida delle prossime elezioni amministrative, alle quali dovremo dimostrare tutti generosità ed onestà intellettuale, allontanandoci dalle vecchie pratiche presenzialiste ed arriviste a cui la vecchia politica ci ha abituati.
    Dovremo essere credibili ed autorevoli; dovremo investire seriamente sulle capacità, sulle persone affinché si identifichino candidature in modo responsabile.

    C’è bisogno di unire il nostro partito e non di dividerlo. Dobbiamo fare gioco di squadra ed avere il coraggio di fare sostituzioni mettendo in campo i nostri migliori giocatori al momento opportuno.

    [i]Marco Tartari[/i]
    Partito Democratico Vco

  9. Caro Marco, sei giovane ma già forse un pò troppo ermetico. Quando dici che “dovremo dimostrare tutti generosità ed onestà intellettuale, allontanandoci dalle vecchie pratiche presenzialiste ed arriviste a cui la vecchia politica ci ha abituati, dovremo essere crediibili ed autorevoli,dovremo identificare candidature in modo responsabile, dobbiamo fare gioco di squadra ed avere il coraggio di fare sostituzioni…” mi sembra di capire che anche tu sei in fondo d’accordo con Tommaso, con me, con Oldrini, con Minacci etc.. Insomma, Reschigna ha chiesto un rinnovamento nelle candidature provinciali, alcuni – pochi – di noi sono d’accordo, bisogna parlare chiaro ed intendersi sulla quantità, tanti, pochi, tutti gli uscenti a casa o solo alcuni, e come facciamo a sapere sulle loro capacità, competenze e quant’altro che non li abbiamo mai visti nei Circoli nè con noi in mezzo alla gente. Se l’unica cosa che conta è fare 3 liste per riuscire nel miracolo di andare al ballottaggio.Questa è nuova politica? Sergio

  10. Caro Tartari, sono certo che tu e tutti i rappresentanti del Pd del VCO fate un ottimo lavoro. Ma qui stiamo parlando di una crisi del Pd che È nazionale e rispetto alla quale una provincia periferica come la nostra avrebbe la possibilita’ (e il dovere) di dare un contributo forte e innovativo.

    A mio pare se il Pd fa finta di niente rispetto alla crisi morale o alla piu’ profonda crisi che lo affligge, rischia di scomparire o comunque di lasciare campo libero alle destre populiste per anni. Piu’ la crisi È profonda piu’ la reazione deve essere forte per uscirne, È una legge della vita prima ancora che della politica. E invece la direzione del Pd, vittima di lobby interne, ha deciso di fare alla romana e cioÈ di non fare nulla come se pensassero che col tempo i problemi si risolvessero da soli. A mio parere poi a Roma non hanno fatto nulla perchéfare qualcosa significherebbe in primis mandare a casa i dinosauri che da decenni legano il proprio destino personale a quello del centrosinistra determinandone l’inevitabile declino. Insomma, a Roma e non solo, il Pd È vittima della vecchia politica vuota di slanci ideali ma ricca di giochi di potere e baroni che si scontrano per egoismi personali. Con questa classe dirigente, purtroppo, i bei discorsi di Veltroni e tutti i contenuti validi del Pd, rischiano di diventare carta straccia. Lo ha ammesso lo stesso Veltroni, alla nascita del Pd avrebbe voluto innovare di piu’ che tradotto significa che oltre a De Mita avrebbe dovuto cacciare schiere di baroni che infestano i vertitici politici del partito a costo di perdere le loro clientele. Oggi li chiamerebbero capibastone.

    A mio parere, l’irresponsabilita’ È uno dei mali principali che affligge la classe politica, in ogni lavoro (o quasi) chi sbaglia paga, in politica invece nessuno È resposabile di nulla e vige il riciclo sistematico. L’irresponsabilita’ È il pilastro su cui si regge il fenomeno della casta ed È un elemento che col tempo ha deteriorato la credibilita’ della politica e dei partiti in particolare. Se il Pd È tombato in questa crisi, non È riuscito a mantenere le attese di rinnovamento e ha aperto le porte al ventennio berlusconiano, vuol dire che qualcosa non ha funzionato, che qualcuno ha sbagliato. Vuol dire che per ritrovare la credibilita’ perduta e mettere in moto processi politici virtuosi ci vuole ben altro e quanto È stato fatto fino ad ora non basta. E a mio parere, nel piccolo della provincia del VCO, ci sono tutte le condizioni per sperimentare soluzioni alternative, per prendere quei rischi che i dinosauri romani non possono o non sanno prendere. L’innovazione, il rinnovamento (quello vero) implica sempre un rischio. E a mio avviso È il momento giusto per prenderlo anche in previsione delle prossime elezioni amministrative.

    Per quanto riguarda la missione del Pd, a mio parere, uno dei contenuti politici su cui puntare oggi È la legalita’ e la trasparenza anche avendo il coraggio di denunciare fenomeni di clientelismo, lottizzazione e collusione tra politica, istituzioni e privato che ci riguardano come partito. Se il Pd fa finta di non essere stato e di essere parte di una prassi politica deviata oggi denunciata come questione morale, e non decide di combatterla (basti pensare alle tessere di partito che servono piu’ delle competenze per lavorare negli ospedali o negli enti di ogni genere anche nella nostra provincia) o il nepotismo di posti di lavoro che crescono come funghi per i clan dei politici o robe del genere che molti ormai considerano una cosa “normale” e “accettabile” alla faccia della meritocrazia e della moralita’ appunto. Il Pd dovrebbe secondo me fare autocritica ed evitare che l’Idv diventi l’unico baluardo di una riforma morale non piu’ rinviabile. Come contenuti, poi, il Pd dovrebbe rilanciare la politica come servizio alla societa’, alla propria comunita’.

    Le destre populiste sono portatrici di un messaggio intimamente egoistico e di una visione della politica intesa come gestione del potere a fini personali e del proprio clan. In questo senso Berlusconi È un esempio lampante, È sceso in politica per non finire in galera e ha sfregiato perfino la Costituzione per i propri interessi personali. La Lega È anch’essa portatrice di un messaggio egoistico a livello territoriale oltre che di pseudo xenofobia, un movimento veramente retrogrado che va combattuto con forza. Nel nostro piccolo abbiamo l’esempio di Zacchera che per quanto mi riguarda verra’ giusto ricordato per aver aumentato i posti letto degli hotel di Stresa e di averli riempiti presumo con molta soddisfazione. Si tratta della politica usata a fini personali e anche i nostri comuni e amministrazioni sono piene di persone che s’impegnano o avvicinano la politica solo per trovare un lavoro ad un parente o per rendere un terreno edificabile e cose del genere.

    A mio parere l’autorevolezza si basa sulla credibilita’. Purtroppo il Pd, cosi come la politica in generale, ha perso il suo patrimonio di credibilita’ a causa di continui fallimenti di cui non ha risposto nessuno e non È stata capace di vero rinnovamento. E oggi che la crisi È scoppiata, nemmeno di autocritica. Puntando totalmente sulle nuove generazioni e quindi su una cultura politica nuova, puntanto sulla trasparenza e sulla denuncia delle prassi opache, puntando su una politica al servizio del bene collettivo e fatta dai cittadini stessi, forse le elezioni non si vincono subito ma almeno si ha la speranza di salvare il progetto del Pd e i nostri valori.
    Tommaso Merlo
    Oggebbio

  11. IL CONGRESSO. L’ impressione dell’ ultimo Consiglio Nazionale non è buona. In pratica, alla fine di una discussione ampia e approfondita, i dirigenti si sono trovati tutti d’accordo nel non decidere alcunché.
    Non aver deciso, per esempio, per un “direttorio” (segreteria politica sembra non si possa pronunciare…) che portasse il Partito fino al Congresso, indebolisce la guida politica (e sull’ efficacia del “Governo Ombra” vale il gesto di Chiamparino).
    L’ errore è precedente ed è quello di aver portato il Congresso fino all’ autunno del 2009: sembrerebbe una scelta di buon senso (elezioni in vista…), ma – a mio avviso – è fortemente “avventurista”.
    A noi è necessaria la costruzione di “TESI” su cui fondare le linee del Partito ed evitare di andare avanti alla giornata, in ordine sparso.
    Il confronto (“serrato, franco e duro”…) lo dovevamo fare in un congresso il più presto possibile e, comunque,prima delle elezioni: dopo, rischia di essere solo un “ribaltamento” alla vecchia maniera.
    IL PARTITO RIFORMISTA. BERSANI ha detto che è un atto suicida – per un partito che si dice riformista – “…essere in presa diretta…tirar su tutto dalla società, come una idrovora…”: proprio xchè riformista, il suo compito è quello di elaborare/modificare ciò che la società esprime.
    Nella giornata dello sciopero contro la GELMINI, a Tele VCO una studentessa intervistata nel corteo così si esprimeva: “…siamo contro questa legge xchè – in fondo – la scuola va bene così com’ è…”.
    Il rischio dell’ idrovora è quello di tirar su anche il fondo melmoso.
    Sempre BERSANI rivendicava il forte patrimonio riformista di questo Partito (“…non partiamo da zero…”) e la necessità di tenere i piedi appoggiati in posti saldi.
    È insufficiente – anche in periferia – la nostra azione sul territorio sui nodi della crisi, sul problema del lavoro: se non si riparte da qui, cosa succederà quando dovremo confrontarci con i “temi etici”?
    LE PROSSIME ELEZIONI. Va bene il manifesto con Ravaioli sulla scuola, ma, poiché c’ è sempre qualcuno che è periferia di qualcun altro, molti di noi (figuriamoci gli altri…) sanno poco di quello che abbiamo fatto in Provincia.
    Poi, su quali dovranno essere i punti qualificanti del programma elettorale, forse si potrebbe fare di più in termini di informazione interna e di conseguente partecipazione dal basso.
    Va bene la Società di Consulenza, ma dedicare una giornata intera (non una serata…) di Coordinamento aperto a questi temi è atto doveroso affinché tutti possano sentirsi attori.
    LE CANDIDATURE. Una volta deciso di non decidere alcunché sulle primarie (ovvero, di andare sul sicuro col vecchio sistema della cooptazione), la scelta dei candidati può diventare un problema.
    Dopo aver messo insieme una “rosa”, la questione, a mio avviso, è nell’ applicazione delle condizioni di incandidabilità dello Statuto (da non brandire come una clava ma neanche come un “rotolone Regina”…), nell’ esigenza di rinnovamento (questa volta la frustrazione della “base” è una cosa seria) e nella necessità di “usare” tutte le forze di esperienza maturate sul territorio.

    Per me, si rischiava meno con la “cosa difficile”(primarie)… .

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