Verbania & i nuovi bisogni: consulte di cittadini contro il declino?

Da alcuni mesi i media locali danno ampio spazio alle notizie di chiusura, o di ridimensionamento di importanti servizi alla popolazione: dalle poste (sportello di Suna), allo smantellamento di uffici statali, alla marginalità della stazione ferroviaria di Fondotoce, fino al culmine delle incertezze legate al piano sanitario-ospedaliero. Riorganizzare, ridimensionare sono le parole, che volutamente tecniche, nascondono l’obiettivo tutto politico, di ridurre i costi, l’imperativo che dal centro arriva alla periferia. Finora tale scelta riguardava i comuni montani mentre ora coinvolge anche città “medie” e il capoluogo. Se poi aggiungiamo “l’affanno” e i gridi d’allarme lanciati dai piccoli commercianti (un esempio su tutti: la chiusura di molti negozi a Trobaso) che vivono una prolungata difficoltà, appare oltremodo giustificata la preoccupazione dei cittadini di veder tagliati i servizi (con un abbassamento della qualità della vita). Se infine introduciamo “l’emergenza” lavoro, le oggettive scarse opportunità di impiego per i giovani, il successo dei “banchi” e delle collette alimentari, le indagini sull’impoverimento delle famiglie, il risultato è il declino di un territorio, la percezione di non aver (più) un futuro. Se è vero che questa sensazione di “crisi” è ampiamente diffusa nell’immaginario collettivo, lo stesso però pretende da chi governa delle risposte robuste e tempestive ai nuovi bisogni. Agli Enti Locali vengono sempre più attribuiti compiti di organizzazione del territorio e di protezione sociale della popolazione. Essi hanno, perciò, bisogno di maggiori risorse. L’evocazione di formule quali il federalismo fiscale e la definizione dei “livelli standard”, assegna di fatto a Regioni, Province  e Comuni la possibilità (troppe volte verificatasi) di reperire nuove entrate attraverso l’aumento della pressione fiscale. Questa si attua anche mediante le tariffe, oltre che con l’istituzione di nuove imposte locali (addizionale irpef comunale, tassa di soggiorno ecct). Si può osservare come amministrare e governare sia diventata un’attività che nessun Ente possiede più in esclusiva; progetti e decisioni devono essere condivisi e devono essere portati avanti attuando un producente coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. Non vi è dubbio che l’unione dei servizi municipali possa costituire una nuova frontiera amministrativa che il personale politico impegnato negli enti locali deve dimostrare di voler attuare. Il rapporto con Verbania, capoluogo della Provincia, e città di gravitazione dei Comuni collinari, deve comportare una reciprocità di intenzioni, funzionali a soluzioni possibili attraverso un’attenta ricerca dei finanziamenti sui bandi pubblici e delle Fondazioni bancarie. Perchè non utilizzare i prossimi mesi per analizzare la realtà in profondo cambiamento e dare avvio a delle consulte, aperte, di cittadini nei vari quartieri e paesi? Lo sforzo, ambizioso, potrebbe essere l’elaborazione di strategie di azione su alcune questioni:

1.Lavoro: l’impresa che si può creare fra lago e montagna;

2.Territorio: la riqualificazione delle aree dismesse in città e dei nuclei antichi;

3.Servizi: come riformare le società di gestione (dall’acqua, ai rifiuti, trasporti ecct) con attenzione ai costi a carico dei cittadini e alla semplificazione delle pratiche burocratiche.

L’ultima consultazione referendaria, la partecipazione con i social networks e i comitati spontanei su tematiche specifiche (il teatro, la sanità ecct) hanno riportato al centro l’interesse per il bene collettivo, esprimendo l’esigenza dei cittadini di contare, privilegiando l’essenzialità dei problemi all’ideologia: proviamo a rappresentare la nuova voglia di far politica per costruire il nostro futuro di comunità verbanese.

 

Silvia Marchionini (Segreteria provinciale Pd)

Un commento su “Verbania & i nuovi bisogni: consulte di cittadini contro il declino?”

  1. Concordo con l’analisi approfondita e l’idea delle consulte.
    Trovo che la partecipazione dei cittadini alla discussione sul futuro dei nostri comuni, dei servizi e delle politiche di sviluppo più in generale sia doverosa, e raccogliere i sentimenti e i bisogni che arrivano dalle persone deve essere un nostro punto di forza. Occorre però che le proposte e alcuni indirizzi di massima sulle discussioni, in qualità di soggetto politico (inteso come PD), debbano partire da noi, come alcuni di fatto già più che abbozzati nelle proposte di Silvia.
    Questo perchè in un recente passato propagande fatte, per esempio dalla Lega Nord, su stereotipi e falsi bisogni hanno condizionato non poco la discussione politica.
    Detto questo pensavo che un’idea, non nuova sicuramente, per poter far rivivere alcune zone o frazioni di paesi nei pressi di Verbania, o anche quartieri di Verbania stessa potesse essere quella di incentivare le ristrutturazioni ecompatibili e, attraverso lo sfruttamento di energie rinnovabili provare ad avere una sorta di autosufficienza energetica. Individuare se possibile una frazione o piccolo paese da cui far partire questo progetto pilota, per estenderlo, nel caso fosse fattibile, ad altre realtà. Incentivando i nuclei famigliari che intendessero stabilirsi in questi siti con il pagamento delle spese per l’istallazione dei pannelli fotovoltaici da parte degli enti locali e l’aiuto delle fondazioni. Sull’idea delle “Transition Town” fidelizzare i residenti al territorio e alla cura dello stesso.
    Ci si può pensare, ma se anche non si riuscisse, con l’energia e i suoi costi prima o poi ci dovremo fare i conti. Meglio prepararsi e sfruttare l’occasione per poter dare anche opportunità e sbocchi lavorativi. Ma questo lo sappiamo già….

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