Province si o no: intervista a La Stampa del segretario provinciale Antonella Trapani

Per mantenere in vita la Provincia solo per avercelo scritto sulla carta d’identità è meglio chiuderla». A sostenerlo è Antonella Trapani, segretario provinciale del Partito democratico.
Quindi è a favore della manovra del Governo?
«Non ha senso battersi per avere un ente se poi questo non può disporre di risorse che gli permettono di progettare il futuro. Quando è nato il Vco c’erano determinate risorse, che ora non ci sono più. L’unica salvezza per mantenere in vita la Provincia potrebbe essere il riconoscimento dell’autonomia, sempre se alla dichiarazione di principio farà seguito un’agevolazione economica. Questo lo spero, ma la vedo dura andare a chiedere in Regione più soldi per una realtà di 160 mila abitanti in un periodo come quello attuale».
Tutto il partito è d’accordo con la sua posizione?
«Certo che no, c’è un dibattito anche al nostro interno, come del resto anche in casa d’altri».
Zacchera ha detto che voterà contro la manovra del Governo e Zanetta proponeva di salvare il Vco “annettendo la Valsesia”. Cosa ne pensa?
«Perché Zacchera non ha votato contro in tutti quei provvedimenti che tagliavano i trasferimenti agli enti locali o ai vari condoni? Con i dovuti emendamenti che porterà avanti il Pd, io sarei disposta a votare sì, per non affossare in pieno un tentativo di cambiamento. Sulla Valsesia la proposta mi lascia decisamente perplessa. Mi sembra questa una strada molto poco percorribile e soprattutto una scusa trovata da alcuni politici per difendersi di fronte ai loro elettori. E poi la Valsesia sarebbe d’accordo a venire con il Vco? Non vedo male invece una provincia con Biella, Novara e Vercelli. Ho però il timore che all’ultimo riusciranno a tenere in vita il Vco, ma senza la garanzia di risorse: in questo modo non vedo vantaggi per il territorio».
Quindi è un problema di risorse?
Riportiamo il testo dell’intervista uscita oggi 17 agosto.
«Ci preoccupiamo degli enti che sopprimono o uniscono, ma non si spende una parola sui drastici tagli ai trasferimenti con cui devono fare i conti gli amministratori. Se fossi un sindaco, mi sentirei in grande disagio nei confronti di chi mi ha eletta: ad agosto i Comuni non hanno ancora la certezza di quanti soldi arriveranno dallo Stato. E’ assurdo».
Cosa ne pensa della fusione tra piccoli comuni?
«Ai cittadini non credo interessi avere il municipio sotto casa. La gente vuole servizi all’infanzia, per gli anziani, strade senza buchi, a prescindere da quale sia il sindaco. La fusione va bene ma deve essere a due condizioni: che parta dal basso, sentendo la volontà dei territori, magari anche tramite un referendum. E poi deve essere fatta per garantire una qualità migliore di vita alla gente che vive nelle piccole realtà e non con l’unico scopo di ridurre la spesa. Non ripresentino poi la figura del podestà, che da solo svolge il compito di sindaco e giunta: ai piccoli Comuni non togliamo anche la democrazia».

2 commenti su “Province si o no: intervista a La Stampa del segretario provinciale Antonella Trapani”

  1. Sbagli Antonella, non a dire che meglio chiuderla la Provincia che averla scritta solo sulla carta d’identità… su questo hai pienamente ragione, ma a sostenere che non ci sono più le risorse che erano a disposizione quando la Provincia è nata. Le risorse non c’erano allora e se non ci sono adesso sono senz’altro di più che allora.

    Non ci furono risorse grazie… o sarebbe meglio dire per colpa… di una Legge istitutiva che improvvidamente premiava la quantità di popolazione (anche allora… i politici non cambiano mai) rispetto al territorio. Come se il territorio per una Provincia che deve gestire viabilità e ambiente fosse indifferente se si parla di Formazza piuttosto che di Cameri.

    Quindi nessuna risorsa, Antonella… ricordo che il primo ufficio della Provincia a Villa San Remigio aveva 3 o 4 funzionari che facevano anche i “messi” per portare a casa dei consiglieri le convocazioni del Consiglio… Risorse zero, Antonella. Ma la convinzione e i motivi per il nuovo ente c’erano allora come dovrebbero esserci ora.

    La possibilità di determinare le scelte di governo di un territorio che già la sua omogeneità i soliti politici del menga fomentavano con le diattribe degli ossolani contro i verbanesi e dei cusiani contro tutti. Nel primo Consiglio a Domodossola – è agli atti – io dissi che non mi sentivo e non volevo essere il serbo-ossolano contro i cusio-bosniaci o i croato-verbanesi… il periodo per ricordare quelle realtà era quelo della guerra nella ex-Jugoslavia. Dopo vent’anni un po’ l’idiozia ha trovato linimento anche se la mamma dei cretini è sempre incinta.

    Ma la politica fallì ampiamente… me ne sento in parte responsabile per non aver saputo provocare percorsi diversi, ma Don Chisciotte può poco contro i mulini a vento… Me ne andai dopo due anni convinto che la classe dirigente del Verbano Cusio Ossola fosse totalmente inadeguata… passai per matto, come Don Chisciotte… e continuo ad essere considerato tale… m’interessa una sega.
    Me ne andai perché mentre quei 3 o 4 valorosi funzionari cominciavano a diventare qualcuno di più io sostenevo che avevamo una occasione d’oro di costruire un “ente nuovo” (non avendo orpelli sedimentati da portarci appresso) e non potevamo rischiare di di costruire un “nuovo ente” – che non è un gioco di parole, tra le due cose c’è una bella differenza –, me ne andai perché mentre io dicevo che bisognava organizzarci per competenze e obiettivi, la politica (tutta) a destra come a sinistra, imperterrita ragionava per piante organiche, per funzioni e posti… così adesso quei 3 o 4 sono forse 3 o 4cento.

    Così non abbiamo fatto una “Provincia nuova” abbiamo (hanno) costruito una “nuova Provincia” uguale a tutte le altre.

    Ora quando sento dire che non ci sono più le ragioni… a me bolle il sangue… perché a dirlo sono soprattutto quelli che l’hanno ammazzata nella culla e vogliono probabilmente continuare la loro opera di devastazione degli interessi dei cittadini indisturbati e senza nemmeno più la teorica possibilità che i cittadini dicano la loro.

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