L’ordine del giorno sul Jobs act

matteo renziEcco il testo del documento approvato ieri sera alla direzione nazionale del PD con 130 voti a favore, 20 contrari, 11 astensioni.

Approvando la relazione del Segretario, il Partito Democratico non può perdere questa occasione per realizzare un mercato del lavoro che estenda i diritti e le tutele a quei lavoratori che oggi non li possiedono e dove nessuno sia più abbandonato al proprio destino.
Intendiamo raggiungere questo obiettivo con una riforma di sistema che estenda i diritti nel rapporto di lavoro a chi oggi non ne ha di adeguati e universalizzi le tutele nella disoccupazione; aumenti la produttività favorendo la mobilità dei lavoratori verso impieghi che migliorino il loro reddito e le loro prospettive, senza scaricare solo su di loro i costi di questo aggiustamento.
Per questo sosteniamo il Governo a guida del Partito Democratico a mettere immediatamente in campo strumenti coerenti con questi obiettivi.
1. Una rete più estesa di ammortizzatori sociali rivolta in particolare ai lavoratori precari, con una garanzia del reddito per i disoccupati proporzionale alla loro anzianità contributiva e con chiare regole di condizionalità attraverso un conferimento di risorse aggiuntive a partire dal 2015.
2. Una riduzione delle forme contrattuali, a partire dall’unicum italiano dei co.co.pro., favorendo la centralità del contratto di lavoro a tempo indeterminato con tutele crescenti, nella salvaguardia dei veri rapporti di collaborazione dettati da esigenze dei lavoratori o dalla natura della loro attività professionale.
3. Servizi per l’impiego volti all’interesse nazionale invece che alle consorterie territoriali, integrando operatori pubblici, privati e del terzo settore all’interno di regole chiare e incentivanti per tutti.
4. Una disciplina per i licenziamenti economici che sostituisca l’incertezza e la discrezionalità di un procedimento giudiziario con la chiarezza di un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità, abolendo la possibilità del reintegro. Il diritto al reintegro viene mantenuto per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare, previa qualificazione specifica della fattispecie.

Ufficio Stampa PD VCO

Un pensiero su “L’ordine del giorno sul Jobs act”

  1. Veramente bravi! Meritate i complimenti. Per la capacità di passare dai proclami per fare il pieno alle primarie e nelle europee alla “determinazione” sui modi di riuscire finalmente ad inserire il disegno che, quelli che sino ad ieri erano i nostri avversari, non erano mai riusciti. Probabilmente sono rimasto fermo allo Zingarelli cartaceo ma, anche per libera interpretazione di quanto detto nei mesi scorsi, non ho mai inteso (nemmeno l’articolo 3 della nostra Costituzione) che “estensione dei diritti” significasse far perdere quanto acquisito in anni di dure lotte e conquiste di “sinistra”. La sinistra evocata e proposta ieri mi assomiglia troppo ad una asservente politica di centro. Da sempre molto attenta a non scontentare i rappresentanti del capitale, ieri industriale, oggi economico. Sarà che io conosco ancora la categoria dei “Padroni” e non riesco a vedere molti spazi illuminati da imprenditori coscienziosi ed attenti al rispetto dei loro “collaboratori. Il nuovo proposto dalla Direzione del PD mi assomiglia tanto alle condizioni esistenti nelle fabbriche negli anni ’50 e ’60. Oppure potremmo vedere i risultati degli anni di uso dei fondi per la formazione di reinserimento (tra fine 900 ed inizio 2000), che non mi pare, pur in presenza di un tessuto industriale messo meglio di quello attuale, abbia fatto aumentare l’occupazione. Infine, anche se i conti li faccio ancora col pallottoliere, come si pensa di allargare la platea dei fruitori del contributo di disoccupazione, se oggi manca sempre uno zero per coprire i bisogni!? A meno che ci si venga a spiegare che, data l’esiguità delle risorse, in restrizione a causa del continuo ridursi della base produttiva, saremo autorizzati a tornare nei boschi a raccogliere noci, castagne e, quando saranno finite, ghiande.

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