Migliorare la manovra si può

Marco Travaglini
Marco Travaglini

Nella manovra economico-finanziaria prospettata dal governo c’è una linea espansiva e questo è un fatto positivo. Lo chiedevamo da tempo, come sinistra del Pd.
Va bene ridurre la pressione fiscale su lavoro e impresa e la conferma degli 80 euro in busta paga. Una domanda è però nevessaria: si toglie l’Irap a tutte le imprese per 5 o 6 miliardi? Perché non rendere quell’intervento selettivo e togliere la tassa a chi investe davvero su innovazione (di processo e prodotto) e su assunzioni reali?
Le risorse “risparmiate” si potrebbero indirizzare su altre voci che al momento paiono sospese (anche nella logica della manovra), dagli esodati ai fondi aggiuntivi per il diritto allo studio, al fondo per le politiche sociali (in particolare con il passaggio dalla sperimentazione a regime del ‘sostegno per l’inclusione attiva’, misura voluta per colmare il vuoto di un istituto di contrasto alla povertà).
E’ giusto tagliare gli sprechi nella spesa pubblica. Ma attenzione: un conto sono gli sprechi, un altro sono gli investimenti in servizi già colpiti al cuore. L’allarme dei presidenti di Regione, guidati da Sergio Chiamparino, per il rischio di tagli lineari non è la reazione di una casta di privilegiati ma l’enorme preoccupazione di chi sta in frontiera nei rapporti con le persone e i loro bisogni.
Parliamo, per capirci,  di diritti di cittadinanza primari: sanità, non autosufficienza, programma sulle disabilità, asili nido e così via. Tasse e spesa pubblica sono due gambe del tavolo. Ma un tavolo stabile si regge su quattro gambe.
Le altre due sono: investimenti pubblici in infrastrutture (basta guardare a Genova e più vicino alla nostra viabilità nelle valli e sulle litoranee per capire di quale urgenza stiamo parlando), mentre la quarta gamba è combattere nei fatti la povertà.
Chi non arriva a ottomila euro lordi all’anno, i pensionati al minimo, i precari a vita non può essere lasciato solo. Adesso sarà compito del Parlamento e del gruppo del PD discutere e migliorare la manovra. Scegliendo con più coraggio le risorse di contrasto alla precarietà e per estendere le tutele a chi ne è privo oppure orfano. Cambiare si deve ed è evidente a tutti.
Ma occorre cambiare nella direzione giusta, nell’equità e col coraggio di investire le risorse dove serve. E oggi serve creare lavoro, combattere la povertà, rimettere in moto l’economia. A questo serve la sinistra. Cioè, a questo dovrebbe servire.

Marco Travaglini, assemblea provinciale pD VCO

Un commento su “Migliorare la manovra si può”

  1. Ricordo che Renzi ha detto agli industriali “vi tolgo l’art. 18 e i con­tri­buti, vi abbasso l’Irap, ora assu­mete”; un bel regalo : la mano­vra riduce i costi e aumenta i pro­fitti per le imprese che già dispon­gono di una domanda che non aumen­terà signi­fi­ca­ti­va­mente con la ridu­zione di impo­ste e con­tri­buti. Anzi, i dati con­fer­mano che, pur ridu­cendo il cuneo fiscale e aggiun­gendo i famosi 80 euro in busta paga — ma aumen­tando la pre­ca­rietà dei posti di lavoro — i con­sumi e gli inve­sti­menti non cresceranno. (Fra l’altro gli 80 euro in busta paga per quanto riguarda la mia famiglia sono stati assorbiti per pagare Tasi,Tari ,tasse e bollette).
    Dal punto di vista distri­bu­tivo, la mano­vra bene­fi­cia le imprese, soprat­tutto dei set­tori meno dina­mici ,infatti su 36 miliardi, è bene ricordare che solo 300 milioni sono destinati a ricerca e svi­luppo; Un fatto che emerge tra tutti è il continuo indebolimento contrattuale subìto dai lavo­ra­tori. VI è un accorciamento dei tempi di rin­novo dei con­tratti a tempo deter­mi­nato; ora eli­mi­neranno l’art. 18 nei con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato; que­sti ultimi , come molti esperti giuslavoristi hanno constato, para­dos­sal­mente rischiano di garan­ti­re minori cer­tezze tem­po­rali dei primi.
    A mio avviso cè di che preoccuparsi in quanto, oltre ad avere meno tutele sul lato lavoro, andando di questo passo la frettolosa «moder­nità» filolibe­ri­sta, filoeuropeista e fio confindustriale alla Blair, arriverà a con­vin­cerci a ridurre se non ad eli­mi­nare il sistema pen­sio­ni­stico pub­blico e a ridurre pesantemente quello sani­ta­rio, (Vedi i tagli di 4 Miliardi alle Regioni e i tagli all’Irap, una delle più importanti fonti di finanziamento del S.S.N ).

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