Licenziamenti alla Lagostina e il futuro industriale ad Omegna

lagostina-presidioCredo che le ultime notizie sulla Ditta Lagostina impongano riflessioni più ampie, su quanto sta accadendo da anni, al tessuto industriale della Nostra Città.
Partendo dalla questione dei 4 licenziamenti individuali portati avanti dalla Lagostina, il Partito Democratico, consapevole della delicatezza della situazione, auspica un costante dialogo tra le parti sociali e l’azienda, oggi e in futuro, detto questo, il vero interrogativo che ci dobbiamo porre tutti, è cosa succederà all’industria Omegnese?
Ritengo che le dichiarazioni della Ditta Lagostina a supporto della loro scelta di ristrutturazione, siano molto preoccupanti, perché ancora una volta sentiamo parlare di difficoltà, calo produttivo e riduzione dei costi, omettendo qualsiasi riferimento al futuro dell’azienda, o peggio, a futuri investimenti per la stessa.
Consapevoli del fatto che anche grandi marchi Omegnesi come Alessi, stanno usufruendo della Cassa integrazione da molto tempo, credo sia fondamentale, che l’amministrazione mantenga un contatto diretto e costante con le realtà industriali della Città, al fine di capire fino in fondo, quale sviluppo produttivo potrà avere Omegna.
Ricordo che per quanto sia giusto investire le proprie risorse sulla trasformazione della Nostra Città, da industriale a turistica, non dobbiamo dimenticare le Nostre origini e combattere fino in fondo per mantenere le realtà industriali esistenti, aiutandole e convincendole a investire a Omegna, quindi, anche se consapevole del fatto che il Comune ha un raggio d’azione limitato, il dialogo e la collaborazione tra chi amministra e chi porta valore aggiunto in Città, restano fondamentali.
Il Segretario PD – Omegna e Cusio,
Alessandro Rondinelli

Un commento su “Licenziamenti alla Lagostina e il futuro industriale ad Omegna”

  1. Ennesima, bella, distinta, dichiarazione “esterna” sulla situazione industriale e sulle volontà politiche di quella che una volta veniva nettamente indicata come distinzione di “classe”. Forse sono preistorico ma, nell’insieme di quanto preso in considerazione non riesco a trovare un riferimento partecipato, vivo, di una realtà per troppo tempo visionata dall’esterno, stando attenti a non disturbare il manovratore. Certamente sono molto distanti gli anni in cui la classe operaia (che termine vetusto) si proponeva come riferimento di lotta e di governo, Certamente abbiamo sbagliato molto, forse troppo, soprattutto nell’ascolto di troppe sirene e di mirabolanti promesse di un futuro migliore per tutti, purchè fuori dagli steccati delle distinzioni di classe e di mano libera per gli imprenditori “buoni”. Il risultato: ampliamento significativo della forbice ricchezza per pochi-povertà per molti, riduzione dei diritti e dei posti di lavoro. Mi sapete spiegare, e soprattutto convincere, che questo è un giusto percorso di sinistra!? Sempre che, come io continuo a pensare, politica di sinistra significhi una miglior distribuzione della ricchezza producibile (possibilmente prodotta) e, di conseguenza, un miglioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti.

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