Lettera ai democratici di Antonella Trapani. Il perchè delle mie dimissioni.

Carissimi democratici,

sei anni sono tanto tempo. Sei anni da segretario del PD VCO lo sono ancora di più.

Ho lasciato il mio incarico quale vostro segretario per ragioni personali e politiche; da una parte c’è  l’esigenza personale di riprendere in mano la mia professione e dall’altra quella politica di rilanciare l’attività del partito e di ridargli nuove energie che io sento di aver da qualche tempo esaurito.

Il nostro partito ha un continuo bisogno di elaborazione, discussione e di confronto e di un gruppo dirigente che sappia far fronte alle continue sollecitazioni che arrivano da voi iscritti e da tutti i nostri elettori.

Se devo dire una cosa che sento di aver scoperto essere presente nella nostra base è l’insoddisfazione. Non crucciatevi, non dò a questo sentimento un’accezione negativa anzi, l’insoddisfazione in politica è il motore che ci spinge a nuovi traguardi, che ci obbliga a ripensare noi stessi e le nostre idee. Qualcuno, più di uno a dire il vero, in questi anni mi ha detto che “i nostri incontri sembrano una riunione di terapia di gruppo” e in fondo credo sia vero, per questo è necessario che almeno il terapista sia in grado di trasmettere ottimismo e voglia di fare.
E’ la voglia di fare sempre meglio e sempre di più che ci fa interrogare in continuazione,  come nessun’altra forza politica in questo paese, sulle ragioni del nostro essere, sui nostri obbiettivi, sui nostri sbagli e poche volte sui nostri meriti. Una discussione senza fine, molte volete estenuante e con toni drammatici, ma tutte le volte diversa.
Non siamo un partito perfetto, ma in fondo neppure noi lo siamo. Mi hanno insegnato, i “vecchi” compagni dell’allora DS,  che le responsabilità vanno vissute fino in fondo, che noi tutti dobbiamo fare qualcosa per migliorare il mondo che ci circonda e per migliorare noi stessi, che la comunità deve trovare i luoghi per riunirsi, per progettare un futuro che sia migliore del passato. E così è stato per me, un servizio non una professione e, con questo spirito torno un’iscritta tra tanti, torno al mio piccolo circolo per continuare a dare il mio contributo.
E’ per me difficile mettere in ordine le cose fatte, quelle iniziate e quelle che sono purtroppo rimaste solo sulla carta.

Se mi guardo indietro vedo due mandati completamente diversi:  il primo, con inizio nell’autunno 2010, iniziato con spirito battagliero, un congresso svoltosi sulla base di idee considerate in quel periodo poco più che delle provocazioni come, ad esempio, la fusione dei piccoli comuni, la riduzione delle partecipate pubbliche o la necessità di evitare il cumulo degli incarichi in capo ad una sola persona.  Tuttavia, con tenacia e convinzione, piano piano sono diventate patrimonio di gran parte del partito. In quel momento, il cambiamento che noi reclamavamo a tutti i livelli era già sentito come un bisogno dalla società, ma non veniva percepito da noi come una reale necessità, tanto è vero che, non a caso, fu in quel periodo che nacque il Movimento 5 Stelle.
Noi eravamo una provincia fuori contesto, tanto che ovunque andassi a rappresentare il Pd del Vco ero una voce fuori dal coro. Ricordo le facce dei torinesi quando con altri segretari del Pd piemontese chiedemmo la rappresentanza territoriale nelle liste, parità di trattamento e qualcuno mi ricordava che Torino era lontana, una realtà che non ci conosce e non ci considerava. Anche questo, con tenacia e convinzione è diventata una mezza verità. Abbiamo ottenuto molto facendo gioco di squadra, incarichi istituzionali che le file del centro sinistra provinciale non avevano da troppo tempo e che abbiamo perseguito al di là di quelli che erano stati gli schieramenti del congresso provinciale.

Piano piano abbiamo vinto in molti comuni della provincia e sebbene non sempre abbia condiviso le scelte fatte dai singoli circoli, le ho sempre rispettate, affidandomi a voi nella scelta delle candidature locali e i risultati sono spesso venuti. Dove questo non è accaduto, si sono comunque attivati gruppi di opposizione di cui stimo e apprezzo il lavoro.

Poi il secondo mandato, era il 2013, situazione completamente diversa. Il cambiamento stava diventando una realtà, Renzi di lì a poco avrebbe vinto il congresso e il partito iniziò una delle fasi più complicate. Di colpo la velocità cambia, ma il partito no. E’ soprattutto con le vittorie del 2014 che le responsabilità in capo a noi diventano pesantissime. Il governo di ogni livello amministrativo e di quasi tutti i comuni della provincia ci hanno messo alla prova come mai era accaduto prima. E’ necessario che il prossimo congresso faccia una valutazione seria e serena di questi due anni, del rapporto tra partito e amministratori molte volte vissuto da questi ultimi come un peso. Le modalità con cui esercitiamo la nostra appartenenza al partito non riescono a reggere alle velocità decisionali di amministratori e governo. Io scelsi, appena eletta segretario, di separare i due livelli, di dedicarmi solo alla parte politica in modo di avere maggior autonomia di intervento sulle questioni politiche generali. E’ giusto riflettere bene se questo sia una linea da ripercorre o meno perché se da una parte mi ha lasciato libertà di intervenire nelle questioni sovracomunali con maggior libertà e autonomia, nello stesso tempo mi ha allontanato dai luoghi delle vere decisioni.
Per quanto riguarda le scelte congressuali nazionali, nonostante molte criticità, rivendico il fatto non solo di essere stata una dei due segretari provinciali in Italia che nel 2012 sostenne Renzi alle primarie di coalizione, ma ricordo come un bellissimo momento il primo incontro svoltosi alla Leopolda nel 2010, quando ebbi l’occasione di intervenire di fronte a centinaia di compagni e amici che desideravano portare nel partito idee, programmi e forze nuove. Non tutto ha funzionato, ed è un dovere per un grande partito fare già un resoconto approfondito di questi anni, ma non c’è dubbio che la scossa che è stata data, soprattutto con l’esperienza di governo, è stata una novità importante per questo paese.

Adesso l’assemblea provinciale è chiamata ad indicare un nuovo segretario che sappia riprendere ed, eventualmente, correggere  il lavoro lasciato incompiuto: portare avanti la riorganizzazione socio-sanitaria con il nuovo polo ospedaliero, con la medicina territoriale e un unico Ciss, stabilizzare la società dei rifiuti completando l’iter per la gara, vigilando che si salvaguardino i posti di lavoro e gli obiettivi economico-ambientali, che si avvii un ragionamento sulle società per la gestione dell’acqua, che si affronti con determinazione la riorganizzazione della promozione turistica vero potenziale volano economico del territorio, e  si cerchino le risposte da dare alla mancanza di lavoro di questo territorio che produce un lento, ma inesauribile invecchiamento della popolazione, visto che le forze giovani e dinamiche sono costrette a cercare altrove le opportunità che questa provincia non concede più da troppo tempo.

Non meno importante è l’avvio di una discussione interna sulla situazione economica del partito che, nonostante la riduzione delle ore lavorative e del personale, con l’abolizione del finanziamento pubblico e l’eliminazione di molte indennità, rischia di non essere di facile soluzione. In quest’ottica, un mio personale ringraziamento va a tutti quei militanti che da anni, ogni anno, continuano a impegnarsi nella Festa de L’Unità di Villadossola. Purtroppo, in questi anni, alcuni circoli non hanno più trovato la forza per organizzare nei loro comuni questi appuntamenti. E’ un peccato, ma è anche il segno dei tempi, per questo il lavoro che, invece, il circolo di Villadossola continua a fare deve diventare il patrimonio di tutto il Partito del Vco non solo per i risvolti importanti dal punto di vista economico, ma anche per quello politico.
Sembrerà paradossale, ma in quelle ore passare a lavorare, tra i tavoli e le cucine, fra la stanchezza e sudore, si respira un vero senso di comunità capace di superare le divisioni e di valorizzare l’umanità di tutti noi.

Mi auguro poi che si sappiano rinvigorire i circoli territoriali, patrimonio della nostra comunità,  ma soprattutto che si sappia andare oltre le discussione e alle ambizioni personali, oltre le tensioni degli amministratori, che il futuro nuovo segretario viva la sua esperienza con il giusto entusiasmo e non solo come un dovere.
Sarà una fase transitoria, ancora non del tutto chiara, che ci porterà alla fine del 2017 al congresso così come stabilito dai nostri regolamenti, ma non per questo dobbiamo considerare meno autorevole  il segretario indicato dall’assemblea.
Infine, un ringraziamento particolare a tutti i componenti della mia segreteria di questi anni e a chi mi è stato vicino nelle decisioni e ha collaborato con me supportandomi e sopportandomi.

Tanto ancora ci sarebbe da dire, ma chiudo ringraziandovi tutti per la vostra pazienza, il vostro aiuto orgogliosa di avere avuto il privilegio di rappresentarvi in questi anni.

Antonella Trapani

3 pensieri su “Lettera ai democratici di Antonella Trapani. Il perchè delle mie dimissioni.”

  1. Ci sarebbero tante cose da dire, ma la lettera era indirizzata ai “democratici”, quindi non essendo io elettore PD , e lo dico con dispiacere , perchè mi piacerebbe trovare nel PD elementi convincenti, sono già fuori contesto nel salutare Antonella (che comunque ho votato alle europee) e ringraziarla per la ventata di aria fresca che ha provato a portare

    1. Grazie Renato, apprezzo le tue parole e dai, ci sarà qualcosa nel Pd che ti convince … diversamente non smettere di cercare! Ciao

  2. La comunità politica del PD è davvero complicata: è più facile vedere gli errori che apprezzare i meriti di chi si assume l’ onere di dare ordinata articolazione ad un “corpo” dotato certo di intelligenze, ma generalmente intollerante alla disciplina. Onore ad Antonella che non si è ritratta da un servizio così arduo per un tempo davvero lungo.

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