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Referendum 21 ottobre 2018. PD: le ragioni di un NO al cambio di regione.

Pubblichiamo il documento approvato dal Partito Democratico del Verbano Cusio Ossola, in merito al prossimo referendum sulla richiesta di cambio regione.

Referendum 21 ottobre 2018. Le ragioni di un NO

I cittadini del Verbano Cusio Ossola il 21 ottobre decideranno se chiedere di diventare lombardi; le forze politiche, ad oggi, non hanno espresso in maniera chiara la propria preferenza.

Il Partito Democratico, premettendo che “lasciare la libertà di voto” agli elettori è un prerequisito della democrazia e non una concessione delle forze politiche, vuole condividere con iscritti, simpatizzanti ed elettori tutti le ragioni di un NO.

Una perplessità preliminare del Partito Democratico riguardo la proposta referendaria di passaggio del VCO alla Lombardia risiede nel manifesto utilizzato per raccogliere le firme:

il motto “Diamoci un taglio”, con forbice mutilante il Piemonte di Novara e Verbano Cusio Ossola. Il PD più che alle forbici che tagliano crede nel filo che cuce; un referendum svolto solo nel VCO (a Novara non si sono neppure raccolte le firme), in caso di vittoria dei SI, consegnerebbe il nostro territorio alla condizione di enclave lombarda in terra piemontese circondata, via terra, dalle province di Novara, Vercelli e dalla Svizzera.

L’affermazione dei promotori il referendum “La nostra storia ci riporterà in Lombardia” genera in noi altri tipi di perplessità.

È vero che il Ducato di Milano ha, sino al 1748, annoverato tra i suoi possedimenti il VCO, ma richiamare questo dato storico come ragione di un’odierna annessione alla Lombardia pare azione molto ardita. La pace di Lodi (1454) consegna una fotografia del Ducato di Milano comprensivo del VCO, Novara, Alessandria, Piacenza, Parma, Canton Ticino e privo di Bergamo, Brescia, Mantova. L’attuale regione Lombardia è altra cosa rispetto al Ducato di Milano e non ci risulta che piacentini, parmigiani, ticinesi, alessandrini, novaresi chiedano annessioni e neppure che bergamaschi e bresciani intendano traslocare in Veneto in memoria della Serenissima repubblica di Venezia. Nel 1748, quasi 300 anni fa, la pace di Aquisgrana sancisce il definitivo passaggio del VCO (con la sola brevissima eccezione del periodo napoleonico) ai Savoia e più tardi al Piemonte.

Il Verbano Cusio Ossola è periferico, sia in ottica nazionale che regionale (sarebbe invece centrale in ottica europea) e, come ogni territorio in tale condizione, tende a cercare servizi ed opportunità volgendo lo sguardo in più direzioni; ciò si verifica in molteplici ambiti tra i quali quello sanitario, dell’istruzione, del lavoro, del commercio, del turismo. Molti tra noi hanno studiato a Milano o Pavia, si sono curati a Varese, lavorano in Svizzera. L’appartenenza alla Regione Piemonte non è mai stata motivo di impedimento.

È altresì vero che ogni mattina centinaia di giovani lombardi scendono dal traghetto e studiano nelle nostre scuole e che migliaia di lombardi e ticinesi, ogni week-end arrivano nelle nostre località ad acquistare o riposare: anche per loro venire in Piemonte non è mai stato difficile.

Le relazioni interregionali rimarranno inalterate, l’eventuale cambio di regione non altererà la geografia e le distanze tra VCO e Piemonte o Lombardia rimarranno le stesse.

I fautori del cambio di casacca sembrano puntare sui presunti vantaggi economici che deriverebbero dal divenire lombardi.

La comparazione tra i trasferimenti lombardi alla zona montana di Sondrio e quelli Piemontesi al Verbano Cusio Ossola sono di difficile comparazione, perché non ci si può limitare a paragonare i trasferimenti alle provincie, essendo necessario confrontare i finanziamenti a tutti gli enti locali (e non solo) appartenenti alle due aree oggetto di interesse; limitandosi alle provincie, negli scorsi anni sono stati maggiori i trasferimenti al VCO rispetto a Sondrio, mentre negli ultimi due anni, anche a causa della crisi finanziaria della Regione Piemonte, il dato si è rovesciato.

Il PD si chiede se sia giusto abbandonare una Regione e bussare alla porta di un’altra solo nella speranza di ricevere qualche euro in più.

Il recente intervento a Verbania del Presidente Chiamparino ha ridato attualità anche alle questioni inerenti la specificità montana del nostro territorio, come percorso avviato e legittimato dalla legislazione nazionale e regionale e tuttavia in attesa di una completa concretizzazione.

Il Partito Democratico si interroga, inoltre, sull’effettiva convenienza a lasciare il Piemonte anche in relazione ad una propria importante specificità, quella del turismo lacuale.

La nostra provincia, con le sue presenze annue superiori a tre milioni (nel 2017), vede le proprie località di lago ai vertici della classifica regionale riguardante gli indicatori turistici. Il cambio di regione costringerebbe le maggiori località turistiche della provincia (Verbania, Baveno, Stresa, Cannobio, Cannero, Belgirate, Mergozzo, Oggebbio, Ghiffa: oltre 2,5 milioni di presenze) a negoziare con altri laghi (Garda, Como, Iseo) finanziamenti regionali e progetti di sviluppo, lasciando così il monopolio del turismo lacuale Piemontese ai soli comuni di Arona, Dormelletto, Meina, e ad alcuni comuni del lago d’Orta. A tal proposito preme segnalare che l’ipotesi di divisione del lago d’Orta tra due regioni renderebbe la città di Omegna isolata rispetto agli altri comuni del Cusio favorendo, ulteriormente, il ruolo attrattivo di Borgomanero. Non ci sembra un’allettante prospettiva.

Sul fronte sanitario il timore è quello di vedere svanire il progetto di Ospedale Nuovo del Verbano Cusio Ossola ed i finanziamenti ad esso collegati. Le recenti chiusure di ospedali periferici da parte di regione Lombardia, alcuni dei quali in provincia di Varese, non fanno che acuire le nostre preoccupazioni.

E ancora, la cesura dal Piemonte consegnerebbe il Verbano Cusio Ossola ad un decennio di dolorosa e costosissima transizione: si pensi solo alle diverse leggi regionali che regolano, in maniera diversa, moltissimi aspetti dell’economia, del lavoro, della formazione professionale, della tutela ambientale, dell’edilizia e dell’urbanistica, per citarne solo alcuni.

Che dire, inoltre, della fitta rete di relazioni che “Diamoci un taglio” interromperebbe?

In molti casi, associazioni di lavoratori, commercianti, artigiani, industriali, sono costituite su base sovra provinciale, unendo le forze con la provincia di Novara (a volte perché i soli iscritti del VCO ne renderebbe ardua la sopravvivenza): cosa ne sarà di loro?

Ancora una volta il rischio è di passare dalla condizione di periferia del Piemonte a periferia della periferia della Lombardia.

Qualche considerazione finale merita la questione relativa ai costi di questo Referendum.

Alcuni comuni hanno, in passato, chiesto di cambiare regione (quasi sempre per passare da una regione ordinaria ad una a statuto speciale); bene, in tutti questi casi la richiesta è partita con delibera dei consigli comunali e con conseguente assunzione dei costi del Referendum.

In questo caso, nessun comune ha adottato una delibera di richiesta di indizione di referendum, ma si vorrebbe imputare ai comuni il costo di questa consultazione elettorale. Questa è solo l’ultima, e neppure la più importante, perplessità che alberga in noi.

Partito Democratico
Verbano Cusio Ossola

Statale 34 del lago Maggiore. I soldi stanziati dal governo Gentiloni e da Delrio c’erano nel 2017 e ci sono nel 2018. La delibera del consiglio comunale di Cannobio ne è la prova.

Il Consiglio Comunale di Cannobio ha approvato, nei giorni scorsi, il Protocollo di Intesa con il quale si prende atto dello stanziamento del 2017 di ANAS e CIPE con 60 milioni di euro per gli interventi di messa in sicurezza della statale 34 del Lago Maggiore.
Un atto pubblico, di una giunta guidata dal sindaco Albertella di Forza Italia, che smaschera la campagna elettorale degli ultimi mesi della Destra locale, che ha sempre affermato che quei fondi non c’erano.

Un documento del consiglio comunale di Cannobio in cui è scritto, nero su bianco, che 25 milioni vengono stanziati con la delibera CIPE 98/2017 del 22 DICEMBRE 2017 e 35 milioni vengono stanziati da ANAS, con rimodulazione del piano di interventi e decreto interministeriale del 27 DICEMBRE 2017. Atti e finanziamenti, appunto, del 2017 con il governo Gentiloni di centro sinistra in carica.

Di tutte queste cose il sindaco di Cannobio di Forza Italia, Giandomenico Albertella, era perfettamente a conoscenza, visto che su questo tema ha lavorato in quei mesi a contatto con il vicepresidente della regione Piemonte Aldo Reschigna, con l’onorevole Enrico Borghi, con il sindaco di Verbania Silvia Marchionini, con l’allora ministro Graziano Delrio e il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino.

Ma anche lui, in campagna elettorale, ha lanciato dichiarazioni che mettevano in dubbio tali finanziamenti, seguiti a ruota da comunicati di Forza Italia e Lega dello stesso tenore (basta ricordarsi delle accuse della Lega nel 2017,”continuano a prenderci in giro” link qui ); finanziamenti di cui, in questi giorni e con una giravolta a 180 gradi, queste forze politiche se ne prendono il merito!

Le bugie hanno le gambe corte, come affermato dall’onorevole Enrico Borghi, e quindi la delibera proposta dallo stesso Albertella toglie ogni alibi e dimostra come nei fatti, e come sempre dichiarato dal Partito Democratico e dai suoi esponenti, i soldi per gli interventi di messa in sicurezza della statale 34 c’erano nel 2017 e ci sono nel 2018.

Lo affermiamo, non per prenderci meriti di un intervento doveroso, ma per rappresentare i fatti così come sono accaduti e che hanno visto, dal drammatico e mortale evento del marzo 2017 tra Cannero e Cannobio, nove mesi per trovare le risorse e diciotto mesi per formalizzare il Protocollo di Intesa tra le varie Istituzioni.

Ora è necessario che tutte le istituzioni assieme lavorino per tramutare queste risorse in interventi concreti per migliorare la viabilità di frontalieri, turisti e cittadini.

Bando periferie. I 5 stelle di Verbania smentiti dal Sindaco del loro movimento di Carbonia con la lettera al governo Conte / Di Maio / Salvini: delusi perché sentiamo tradite le nostre aspettative.

Mentre la Lega a Verbania tace (e i suoi parlamentari locali Montanti e Gusmeroli sembrano spariti sul tema), nei giorni scorsi il movimento 5 stelle di Verbania ha inviato un comunicato stampa locale a difesa (dell’indifendibile) atto del Governo Conte / Di Maio / Salvini che ha tolto le risorse del bando periferie, del precedente Governo, a 96 capoluoghi di provincia italiani.
 
A smentirli inequivocabilmente è una collega del loro stesso movimento, il sindaco 5 stelle della città di Carbonia Paola Massidda che, in una missiva pubblica al presidente del consiglio Conte di questi giorni, muove le stesse identiche accuse formulate dal sindaco di Verbania e da tutti i sindaci interessati: ci avete tolto i fondi con un atto unilaterale. 
 
Noi sottolineiamo due passaggi chiave della lettera:
 
1) I soldi c’erano (è il Governo Conte li ha tolti): “non è chiaro il perché non ci sia copertura per un miliardo e seicento milioni da destinarsi ai 96 comuni beneficiari del finanziamento sul bando periferie, poiché 800 milioni sono stati stanziati sulla base di una delibera Cipe e altri 800 milioni attraverso il comma 140 della legge di bilancio del 2016. Bisognerebbe spiegare, come mai tutte le convenzioni e gli atti amministrativi che ne conseguono avevano avuto il benestare della Corte dei Conti che aveva validato il tutto dal punto di vista contabile”.
 
2) Un accordo con i Sindaci stracciato (dal governo Conte) :”… risulta incomprensibile come un contratto già scritto venga cancellato dall’oggi al domani senza precedenti accordi, senza preavviso, senza condivisione e senza che precisi criteri spieghino come e perché lo stesso sia stato abrogato o rinviato nella sua efficacia…. oggi siamo molto delusi perché sentiamo tradite le nostre legittime aspettative e perché, all’indomani dell’incontro tra Lei e i sindaci, non solo non si è concretizzato un percorso condiviso migliorativo e premiante per chi ha ben operato ma, allo stato, permangono tutte le preoccupazioni e le riserve in merito alle posizioni fin qui esposte e tenute dal Governo“.
 
Lo ricordiamo: sono ben otto milioni di euro sottratti a Verbania, per cui il parcheggio del Movicentro alla stazione di Fondotoce, il secondo lotto della pista ciclo pedonale tra Suna e Fondotoce, gli interventi sulle spiagge ecc, NON si potranno quindi realizzare (pendolari, turisti, cittadini di Verbania ringraziano). 
 
Un comunicato, quello dei 5 stelle locali, che arrampicandosi sugli “specchi”, argomentava in vario modo a difesa del Governo anche con i soliti termini aggressivi e maleducati, “marchette elettorali” ecc. Ovviamente un comunicato senza giustificazioni credibili visto che, il comune di Verbania aveva già messo a gara ad esempio (come in altri comuni italiani), parte dei progetti presentati come per il parcheggio del Movicentro alla stazione (gara effettuata ad agosto) con soldi già inseriti a bilancio e certificati dalla Corte dei Conti.
 
A smentirli inequivocabilmente, appunto, il sindaco 5 stelle della città di Carbonia Paola Massidda al presidente Conte (ecco il link alla lettera). Speriamo ora, dopo questa lettera di un Sindaco loro collega di movimento, che i 5 stelle locali si impegnino a cercare di salvare, con noi, i fondi per Verbania e per tutta la nostra comunità, piuttosto che giustificare questa scelta sbagliata del Governo, scaricando su altri la responsabilità.
 
La lettera è inequivocabile. Non vorremmo che adesso accusino anche il sindaco di Carbonia di non dire la verità.
PS
ecco il link ai progetti presentati due anni fa dalla città di Verbania – Bando Periferie – progetto

Bando periferie. Il governo vuole togliere 8 milioni di euro a Verbania. Imbarazzante il silenzio di Lega e 5 Stelle verbanesi

Bando periferie. Il governo vuole togliere 8 milioni di euro a Verbania. Imbarazzante il silenzio di Lega e 5 Stelle verbanesi

Gli accordi si rispettano. Tanto più se a contrarli è lo Stato con 96 città italiane e quasi 20 milioni di cittadini. Perché questi sono i numeri dei progetti finanziati attraverso il bando periferie con 2,1 miliardi di euro nella precedente legislatura e che ora vengono messi in discussione dal Governo Salvini-Di Maio (a proposito: “l’avvocato del popolo italiano”, Giuseppe Conte, dove è finito?). A rischio ci sono 1,6 miliardi di euro di finanziamenti destinati dai precedenti governi Renzi/Gentiloni a 96 Comuni e Città metropolitane, che hanno messo in campo progetti che coinvolgono più territori per un totale di 326 comuni interessati.

Per Verbania rischiano di sparire 8 milioni di euro e non veder finiti i lavori già appaltati, alcuni giorni fa, per il parcheggio del Movicentro della Stazione e la seconda parte della pista ciclo pedonale tra Suna e Fondotoce (oltre ad altri interventi, a partire dalle spiagge cittadine).

Il rischio è che il cantiere senza fine della stazione resti tale e la ciclo pedonale nasca monca. Una follia la scelta dell’attuale Governo, una sciagura per Verbania, i suoi cittadini, i pendolari, i turisti ecc.

Tutto potrebbe essere cancellato con un colpo di spugna, in barba alle aspettative e soprattutto alle convenzioni che i sindaci hanno firmato con la Presidenza del Consiglio nel dicembre 2017. A lanciare l’allarme non è solo il Partito democratico, ma tutti i primi cittadini dei comuni coinvolti (a partire da Silvia Marchionini), senza distinzione di parte politica.

Chi risarcirà le comunità verbanese di questa sottrazione di fondi per opere che si aspettano da anni?

Chi risarcirà i contenziosi che nasceranno per i progetti già appaltati?

Chi risarcirà gli italiani delle decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti che non verranno attivati (stima di Ance) a causa di questo blocco?

Ovviamente i responsabili di questo scippo, Movimento 5 stelle e Lega, a livello locale sono in silenzio. Nessun gesto politico e istituzionale, nessun intervento per fermare queste scelte, nessuna parola a difesa degli interessi della loro città, Verbania, e del loro territorio.

Il Movimento 5 stelle ha scritto, qualche tempo fa, sul proprio blog locale che “per quanto riguarda il movicentro, il MoVimento 5 Stelle di Verbania si è prodigato, fin dai primi giorni dal mandato elettorale, affinché si arrivasse alla conclusione del travagliato progetto”.
Tutte parole a vuoto e promesse che non si concretizzano, rinnegate dal loro Governo e dalla loro maggioranza parlamentare.

Cosa ne pensano l’onorevole Crippa dei 5Stelle? E l’onorevole Gusmeroli e il senatore Montani della Lega?

Ora si rischia, sul serio, di veder tutto spazzato via dal governo gialloverde. Qui non c’entrano le appartenenze politiche, ma il destino delle nostre città e del nostro Paese, il rispetto di accordi firmati dai sindaci con lo Stato. I patti si rispettano, su questo ci batteremo fino alla fine.

Partito Democratico VCO

Partito Democratico VCO

Domenica 13 maggio 2018. Partecipiamo e votiamo Si al Referendum per la fusione di Cossogno in Verbania

Domenica 13 maggio 2018, partecipiamo e votiamo Si al Referendum consultivo per la fusione del comune di Cossogno in Verbania. Vincono le comunità!
Guarda  il Volantino per il Sì alla fusione
Ricordarsi di portare un documento d’identità. Si vota domenica 13 maggio dalle ore 08.00 alle 22.00 negli stessi seggi delle ultime elezioni politiche a Verbania, in municipio a Cossogno.
Comitato per il Si

I cittadini iscritti nelle liste elettorali potranno verificare l’ubicazione delle sezioni elettorali di appartenenza indicata sul frontespizio della tessera elettorale. I cittadini non iscritti nelle liste elettorali, e solo per questi tipo di elezione, si dovranno recare alle urne presso la sezione n. 1 della scuola elementare Guglielmazzi di Pallanza. I seggi in totale sono 17. Le scuole rimaranno regolarmente aperte.

Ubicazione dei seggi:
– scuola elementare Guglielmazzi – palestra – n. 2 seggi, Via G. Albertazzi 11
– scuola elementare S.Anna – palestra – n. 2  seggi, Via Massara
– scuola elementare Suna – palestra – n. 2 seggi, Via S.Bocci 2
– casa comunale Fondotoce n. 1 seggi, Via Canale 48/a
– casa comunale Unchio – ex scuola – n. 1 seggi, Via Maggiore 9
– scuola elementare Trobaso n. 1 seggi, Via Cuboni 13/a
– Centro Sociale Renco n. 1 seggi, Via Renco 36
– Cantiere Possaccio n. 1 seggi, Via alla Cartiera 23
– scuola elementare Torchiedo n. 1 seggi, Via Monterosa 12
– istituto Cobianchi n. 1 seggi, Piazza Martiri di Trarego 9
– scuola materna Biganzolo n. 1 seggi, Piazza Pastura 16
– Scuola elementare Tommasetti – Palestra – n. 1 seggi, Via A.Rosa 76
– scuola elementare Cantelli – palestra – n. 2 seggi – Piazza C.L. Fabbri 6/a

Le operazioni di scrutinio avranno luogo subito dopo la chiusura del seggio elettorale; la campagna elettorale inizierà il giorno 13 aprile 2018 e terminerà alle ore 24 del giorno 11 maggio 2018.

Ricordiamo al link  www.comune.verbania.it/fusione   tutto il materiale legato alla proposta di fusione

L’appello per il Sì.
Siamo  favorevoli al percorso di fusione tra Verbania e Cossogno perché:
# porterà cospicui finanziamenti (3 milioni di euro per ben dieci anni = 30 milioni!). Risorse preziose per investimenti da decidere assieme, con nuove opere pubbliche e la manutenzione di quelle esistenti;
# costituisce una coraggiosa proposta d’intesa tra Comuni che hanno un’intensa collaborazione (con Cossogno che usufruisce già dei servizi di Verbania in accordo e armonia);
# non è certo la fine di un confine amministrativo che elimina l’identità di una comunità; ciò che si faceva prima, in termini di vita associativa, si continuerà a farlo anche dopo la fusione;
# integrare i servizi offerti nei due Comuni porterà a un miglioramento complessivo degli stessi (in questo caso 1 + 1 = 3);
# per valorizzare le risorse ambientali, storiche e culturali presenti, a partire dal rapporto con il Parco nazionale della Val Grande;
– perché è una strada intelligente che guarda al futuro e che altre comunità, nel VCO e in Italia, hanno percorso.

Sì alla fusione: vincono le comunità. Domenica 13 maggio 2018
Per approfondimenti www.comune.verbania.it/fusione

Contattaci alla pagina Facebook Si alla fusione tra Verbania e Cossogno o invia una mail a sifusionecossognoverbania@gmail.com

Legge di Bilancio: più risorse per i territori montani e gli enti locali, anche nel VCO

On. Enrico Borghi

Un vero e proprio “pacchetto montagna-ambiente-territori” all’interno della nuova legge di Bilancio, approvata definitivamente dal Parlamento prima di Natale e che si appresta a diventare operativa con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Link al documento in PDF – interventi per IL VCO della LEGGE BILANCIO 2017.
Ad illustrarla è l’onorevole Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione ambiente, territorio e lavori pubblici a Montecitorio che ha seguito il provvedimento dapprima come relatore nella sua commissione e successivamente partecipando attivamente ai lavori della commissione bilancio che si sono protratti per molti giorni al fine di giungere all’articolato definitivo di quella che è l’ultima misura finanziaria della XVII legislatura, presentando diversi emendamenti che si sono trasformati in norma.
Con queste misure –commenta l’on. Enrico Borghi- si interviene direttamente da un lato sul sostegno all’economia e agli investimenti dei territori montani e sulla erogazione di servizi di prossimità nei medesimi,
e dall’altro si affrontano e risolvono alcuni problemi strutturali che da anni si trascinavano in attesa di soluzione. Più in generale, il pacchetto “montagna-ambiente-territori” sta a dimostrare che la questione è
uscita dal sottoscala dalla retorica buonista e compassionevole delle legislature passate, quando in Parlamento a parole tutti si definivano genericamente amici della montagna salvo poi votare leggi che ne
tagliavano risorse e istituzioni. Il tema oggi viene posto come una questione nazionale, un pezzo significativo della politica economica del Paese, e per questo ottiene risposte inedite e importanti”.
Ma vediamo in dettaglio quali sono le corpose novità del provvedimento.

Investimenti:

1. Contributo per i Comuni non capoluogo di provincia per investimenti di 850 milioni nel triennio (150 nel 2018, 400 nel 2019, 300 nel 2020) agli enti locali, con priorità per i Comuni “virtuosi” sotto il profilo economico-finanziario. Prime richieste entro il 28 febbraio 2018
2. Aumento di 60 milioni di euro del fondo per lo sviluppo dei Piccoli Comuni (previsto dalla legge “Realacci Borghi” n° 158/2017 per gli anni 2017-2023, con determinazione del fondo complessiva a
160 milioni
3. Aumento di 91,2 milioni di euro per la attuazione della Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI), per il completamento delle copertura di spesa a favore delle aree selezionate.
4. Stanziamento di 50 milioni di euro per il nuovo Programma di costruzione di scuole innovative nelle Aree Interne.
5. Stanziamento di 3 milioni di euro per installazione di dispositivi per il Wi-Fi gratuito nei Comuni
6. Introduzione di un fondo da 500 milioni fino al 2022 per migliorare le infrastrutture idriche, (“piano invasi”) mediamente completamento di interventi riguardanti grandi dighe esistenti o
dighe incompiute; recupero e ampliamento delle capacità di invaso e di tenuta delle grandi dighe e messa in sicurezza di derivazioni idriche prioritarie per rilevanti bacini di utenza in aree sismiche
classificate in zona 1 e 2 e ad elevato rischio idrogeologico

Economia montana

1. Introdotta esenzione della base imponibile IRPEF dei proventi degli apicoltori con meno di venti alveari ricadenti nei Comuni montani
2. Stanziati 20 milioni di euro (10 nel 2018 e 10 nel 2019) destinare a interventi in favore della zootecnia estensiva praticata nelle zone montane
3. In attuazione della legge sui Piccoli Comuni n° 158/2017, previsione per Poste Italiane spa di favorire la consegna di prodotti fino a 5 kg anche mediante protocolli aggiuntivi con i Comuni
interessati
4. Stanziamento di 1,5 milioni (500 mila € nel 2018 e 1 milione nel 2019) per il fondo destinato al Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, attraverso il Club Alpino Italiano (emendamento De Menech-
Borghi)
5. Istituzione del fondo per le mitigazioni del rischio idrogeologico nelle Regioni del centro-nord destinato a garantire complessivamente interventi per 1 miliardo di € dal 2018 al 2033 mediante garanzia statale su fondi BEI (emendamento Braga-Borghi)
6. Bonus verde: recepimento in norma del disegno di legge Realacci-Borghi ed altri” e previsione che per gli interventi di sistemazione a verde delle aree scoperte private di edifici esistenti, unità
immobiliari, pertinenze e recinzioni, nonché la realizzazione di impianti di irrigazione e pozzi viene introdotta una detrazione fiscale del 36% delle spese sostenute nel 2018, fino ad un massimo di
5.000 euro per unità immobiliare
7. Prorogata fino al 31.12.2018 la detrazione del 50%, con un limite massimo di 96.000 € per unità immobiliare, per interventi di ristrutturazione delle abitazioni e delle parti comuni di edifici
condominiali
8. Eco-bonus: prorogata fino al 31.12.2018 la detrazione del 65% per gli interventi di efficientamento energetico delle singole unità immobiliari
9. Contabilità speciale: le risorse destinate dai Patti per lo Sviluppo dal CIPE per i collegamenti con le aree interne, la protezione civile, le infrastrutture e il dissesto idrogeologico confluiscono direttamente nella contabilità speciale dei Presidenti delle Regioni in qualità di commissari straordinari delegati

Enti Locali
1. Aumento risorse per il finanziamento delle funzioni fondamentali delle Province: 438 milioni per il 2018, 110 per il 2019 e il 2020, 180 dal 2021
2. Aumento risorse per interventi di manutenzione della rete viaria di competenza delle Province: 1 miliardo e 650 milioni di € (120 milioni per il 2018 e 300 milioni per ciascuno degli anni dal 2019 al
2023)
3. Stanziamento speciale di 90 milioni di € (30 all’anno dal 2018 al 2020) per le Province che alla data del 30 novembre 2017 hanno deliberato la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, hanno
presentato il piano di riequilibrio pluriennale o ne hanno conseguito l’approvazione o risultano in dissesto
4. Sbloccate le assunzioni nelle Province, con turn over e regole differenziate in base all’incidenza della spesa del personale
5. Aumento delle risorse per i Comuni oggetto di fusione: il trasferimento sarà del 60% dei trasferimenti riferiti al 2010 (era del 50%), con un limite massimo di 3 milioni di euro
6. Previsti 900 milioni di spazi finanziari, per risolvere il problema del pareggio di bilancio dei piccoli Comuni
7. Eliminato il taglio del 10% (introdotto dal governo Berlusconi nel 2010) delle indennità di Sindaco e dei gettoni di presenza negli enti locali
8. Estesa fino al 2020 la disposizione che consente a Comuni, Province e Unioni di Comuni l’utilizzo senza vincolo di destinazione delle risorse derivanti da operazioni di rinegoziazioni di mutui,
nonché dal riacquisto di titoli obbligazionari emessi
9. Previste norme per assicurare la copertura e la continuità del servizio di tesoreria degli enti locali su tutto il territorio nazionale, autorizzando Poste Italiane Spa all’esercizio del servizi di tesoreria
per gli enti pubblici, e prevedendo che nell’ambito di tale servizio, Cassa depositi e prestiti è autorizzata a concedere anticipazioni di tesoreria agli enti locali
10. Prevista la possibilità di conservare nel Fondo pluriennale vincolato di spesa dell’esercizio 2017 le risorse accantonate nel Fondo pluriennale di spesa per l’esercizio 2016, per finanziarie le spese contenute nei quadri economici relativi ad investimenti per lavori pubblici e quelle per procedure di affidamento già attivate, se non utilizzate
11. Previsto il superamento del precariato nelle amministrazioni comunali che esercitino funzioni in forma associata
12. Nei Piccoli Comuni arriva il DUP semplificato, con meno adempimenti
13. Nei Piccoli Comuni (fino a 5.000 abitanti) sblocco del turn over di personale al 100%

Ambiente
1. Stanziamento di 30 milioni di euro a favore dei Parchi nazionali e regionali (10 milioni per ciascuno degli anni 2018, 2019, 2020) grazie ad emendamento Borghi che rifinanzia la legge quadro sulle
aree protette (n. 394 del 6 dicembre 1991)
2. Introduzione norme che mettono al bando l’uso di microplastiche nei cosmetici e che stabiliscono l’obbligo di utilizzare materiali biodegradabili per i “cotton fioc” contro l’inquinamento.

Verbania, 8 gennaio 2018