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Messa alla scuola Milani. PD Domo: il dirigente ha fatto il suo dovere

Scuola Milani Domodossola
Scuola Milani Domodossola

“Ha fatto bene la Dirigente Scolastica a richiamare l’ articolo del “Testo Unico della Scuola” ove si riportano le condizioni per le quali, in presenza di alunni che abbiano chiesto l’ esenzione dall’ insegnamento religioso “…ogni eventuale pratica religiosa… non abbia luogo in occasione dell’ insegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminatori”.
Chi, alimentando le paure della gente, intende buttare all’ aria le conquiste di Civiltà del nostro Paese, si assume una grave responsabilità e fa il gioco dell’ estremismo terrorista.
Isis e compagnia è proprio quello che vogliono: se l’ Occidente si infila anch’ esso nell’ imbuto dell’ integralismo, la frittata è fatta!
Senza dover risalire fino ad Alcide De Gasperi, va detto che la separazione Stato-Chiesa è una preziosa conquista di Civiltà per tutto il nostro Paese, per la cui difesa anche lo Statista cattolico trentino si spese in anni difficili della nostra storia.
Noi del Partito Democratico siamo gli eredi di patrimoni storici diversi compreso quello della tradizione dei Cattolici democratici e con convinzione difendiamo quella sofferta conquista dagli attacchi demagogici perchè non possiamo e non vogliamo tornare indietro nella Storia.

E’ evidente che organizzare la celebrazione di inizio anno in orario extrascolastico, oltre che un segno di rispetto verso chi non pratica alcuna Fede religiosa o ne pratica di diverse da quella Cattolica, dà anche la possibilità di una adesione molto più consapevole agli stessi praticanti cattolici.
Ma agli “atei devoti” che a Pontida si mettono le magliette contro Papa Francesco, del momento religioso della celebrazione della messa, così come del rispetto delle Leggi dello Stato, poco gliene importa!
La laicità della Scuola è un valore che va difeso, anche e soprattutto dai Cattolici, contro i falsi “valori della tradizione” che in nessun modo difendono la nostra Civiltà nella quale devono e possono convivere Credenti di Fedi diverse ed i non Credenti, nel rispetto delle Leggi che ci siamo dati”. (C.S.)

Il Segretario del circolo PD di Domodossola
Il Gruppo Consiliare PD

A 25 anni dalla morte di Giancarlo Pajetta: un ricordo di Marco Travaglini

Giancarlo Pajetta
Giancarlo Pajetta

25 anni fa, il 13 settembre 1990, si spegneva nella sua casa romana  Giancarlo Pajetta, il “ragazzo rosso”, partigiano, parlamentare della Repubblica fin dalla Costituente, dirigente di primo piano del Partito Comunista Italiano. Da quel  settembre di 25 anni fa riposa in Val d’Ossola, nel cimitero di Megolo , frazione di Pieve Vergonte, nella tomba che ospita tutta la famiglia Pajetta, dai fratelli Gaspare ( morto giovanissimo in battaglia proprio a Megolo, durante la Resistenza) e Giuliano, a mamma Elvira e papà Carlo. Nell’occasione l’Amministrazione Comunale di Pieve Vergonte ha organizzato, alle 18 di oggi, un evento per ricordarlo presso il piccolo camposanto di Megolo. Davanti ad una piccola folla hanno preso la parola la sindaca di Pieve Vergonte, Maria Grazia Medali, l’ultimo segretario provinciale del PCI (cioè chi scrive), l’On. Enrico Borghi, parlamentare del Pd, e una dei figli di Pajetta, Gaspara.  Una cerimonia semplice ma toccante, per ricordare uno dei principali protagonisti della lotta antifascista e della storia repubblicana del dopoguerra. Un suo libro autobiografico è proprio intitolato Il ragazzo rosso. Fin da ragazzo, Gian Carlo Pajetta – figlio di Carlo, avvocato, e di Elvira Berrini, maestra elementare – aveva cominciato l’attività politica che gli valse, a 14 anni, mentre frequentava il Liceo-ginnasio Massimo D’Azeglio di Torino, l’espulsione “da tutte le scuole del Regno” per tre anni. Era il febbraio del 1927. Come non bastasse, Gian Carlo Pajetta venne arrestato e rinchiuso, quando non aveva ancora 17 anni, nella sezione minorile delle carceri giudiziarie di Torino. Il 25 settembre del 1928, il Tribunale Speciale lo condannò a due anni di reclusione, che scontò nelle carceri di Torino, Roma e Forlì. Nel 1931 l’espatrio clandestino in Francia, dove il “ragazzo rosso” assunse lo pseudonimo di “Nullo”, diventando segretario della Federazione giovanile comunista, direttore di Avanguardia e rappresentante italiano nell’organizzazione comunista internazionale. In quel periodo Gian Carlo Pajetta compì numerose missioni clandestine in Italia, fino a quando, il 17 febbraio del 1933, venne arrestato a Parma. Un anno dopo il Tribunale Speciale fascista lo condannò a 21 anni di reclusione; Pajetta ne sconterà ben 11 nelle carceri di Civitavecchia e di Sulmona e verrà scarcerato il 23 agosto del 1943, dopo la caduta del fascismo. Poi venne l’8 settembre e la guerra partigiana (nella quale cadde, a diciotto anni, suo fratello Gaspare proprio a Megolo, sulle balze del Cortavolo), che vide “Nullo”  come Capo di Stato Maggiore (ma di fatto vice comandante generale) delle Brigate Garibaldi e membro del Comando generale del Corpo volontari della libertà. È in questa veste che, tra il novembre e il dicembre del 1944, Pajetta si trovò a Roma, come membro del CLNAI, per trattare con gli Alleati e con il governo Bonomi l’accordo politico-militare che portò al riconoscimento delle formazioni partigiane come formazioni regolari e all’attribuzione delle funzioni di governo al Comitato di Liberazione dell’Alta Italia. Dopo la Liberazione Pajetta diventò direttore dell’edizione milanese de l’Unità e membro della Direzione del Pci. Nel 1945 venne eletto alla Consulta (non era potuto diventare senatore perché troppo giovane), poi, nel 1946, all’Assemblea costituente, nel 1948 alla Camera dei deputati (dove è stato riconfermato ben dodici volte). Dal 1984 è stato anche parlamentare europeo.

Il giorno prima di morire d’infarto aveva rilasciato al Messaggero un’intervista nella quale, con riferimento alla “svolta della Bolognina” che avrebbe portato allo scioglimento del PCI, dichiarava di stare vivendo i giorni più brutti della sua vita. La lettura di un suo libro, in particolare, è utilissima per comprenderne l’acutezza e la lucidità d’analisi soprattutto sulle grande questioni internazionali, delle quali si occupò a lungo: “Le crisi che ho vissuto. Budapest,Praga, Varsavia”. Toccò a lui, con la sua voce tonante, pronunciare l’orazione ai funerali di Enrico Berlinguer, dopo aver accompagnato Giorgio Almirante, avversario di mille battaglie, a render visita alla salma del leader comunista nella camera ardente alle Botteghe Oscure. E anche lì si colse la cifra democratica e la levatura di un grande dirigente.  Miriam Mafai, giornalista e scrittrice morta nel 2012, visse per trent’anni a fianco di Giancarlo Pajetta. Raccontò così il “ragazzo rosso” : «È morto a casa mia. Ma ho vissuto con lui molti anni, se si intende per vivere insieme stare insieme, viaggiare insieme, studiare insieme Stiamo stati anche molto felici ma non abbiamo mai vissuto da coniugi: non eravamo interessati né io, che avevo già più di 30 anni né lui, che ne aveva oltre 50, a scambiarci l’esistenza dalla mattina alla sera. Giancarlo si trasferì a casa mia solo nell’ultimo periodo». Pajetta morì senza assistere alla fine, ormai decretata, del Pci. Lo raccontò, ancora, Miriam Mafai: «Lui muore quando sta morendo il partito comunista. Quindi ha già visto il crollo del muro di Berlino, ma non ha visto, per sua fortuna, la bandiera rossa che scende dal pennone del Cremlino. Ma all’epoca il Pci sta cambiando nome e lui sa che finirà. Certo Giancarlo è morto perché non era più un giovanotto, ma credo che non abbia voluto vedere il seguito». La drammaticità del suo personaggio stava nell’estrema fedeltà al socialismo all’Urss e al Pci e insieme la sua capacità di vederne i limiti e i difetti. Ripose molte speranze in Gorbaciov, quello che fu uno degli uomini più amati nel vecchio partito comunista. Era un grandissimo oratore, i suoi comizi erano un avvenimento perché riusciva a stabilire un rapporto con la piazza straordinario. Quando chiesero alla Mafai che uomo fosse, lei risposte così: «Era una personalità ricca di sfumature, per alcuni versi insopportabile. Impaziente, molto colto, un divoratore di libri di ogni genere. E poi viveva di niente, a Roma in un appartamento orrendo. Non aveva mobili e io gli dicevo che aveva nostalgia del carcere. Parlando della mia casa diceva: Vedi? Qui in Unione Sovietica ci vivrebbero tre famiglie! Io gli rispondevo: Infatti io non voglio andare a vivere in Unione Sovietica . Giancarlo immaginava una società che non esisteva più e il suo sogno, da vecchio, era una camera in affitto in una casa di operai a Torino. E, diversamente da tutti i deputati, ai suoi figli ha lasciato praticamente niente».
Marco Travaglini

Ricordando il ragazzo rosso: 13 Settembre 1990 –  13 Settembre 2015.
25 anni fa veniva a mancare Giancarlo Pajetta, valoroso partigiano, autorevole parlamentare della nostra Repubblica e noto esponente del Partito Comunista.
Dal settembre del 1990 riposa nel cimitero in Megolo di Pieve Vergonte unitamente ai fratelli Gaspare e Giuliano, a mamma Elvira e papà Carlo.
L’Amministrazione Comunale di Pieve Vergonte ha organizzato un evento per ricordarlo intitolato “ricordando il ragazzo rosso“.
Le Associazioni Partigiane, le Rappresentanze politiche ed i Cittadini della nostra Provincia sono invitati a partecipare numerosi ad un momento di raccoglimento presso il Cimitero di Megolo domenica 13 settembre 2015 alle ore 18.00.

Festa de l’Unità a Villadossola dal 5 al 17 agosto

festa villa 2015 simboloFesta de l’Unità a Villadossola presso l’area feste la Lucciola dal 5 al 17 agosto. Tredici giorni di festa.
Clicca per scaricare e visionare il programma completo Festa PD villa 2015).
Tre punti spettacolo (balera, palco e piano bar) per trentanove tra concerti e spettacoli. Otto dibattiti con oltre trenta ospiti tra politica e associazionismo. Sei punti ristoro con il self service (con ogni sera quattro piatti tipici regionali diversi, ), la pizzeria, il pesce fritto, la griglia, la tappia, la panineria. Tre bar.
E poi… sport, associazionismo, area mostre, area bimbi, il banco della sottoscrizione a premi e molto altro ancora per la Festa de l’Unità più importante del Piemonte dopo quella di Torino.

La valle d’Ossola sede di sperimentazione con l’Europa per lo sviluppo delle aree interne. Oggi la giunta regionale ha approvato la delibera.

domodossolaLa Giunta regionale ha varato oggi la delibera che approva le aree del Piemonte su cui verrà condotta la sperimentazione di progetti di sviluppo locali cofinanziati dall’Unione europea.
Tra le 4 aree selezionate dal comitato governativo interessato e approvate oggi c’é la valle d’Ossola, che viene individuata come seconda area in Piemonte dopo quella delle valli Maria e Grana e prima delle altre due aree che si erano candidate. Nella parte della valle d’Ossola compresa nel progetto la sperimentazione pilota partirà il prossimo anno”, –  spiega Aldo Reschigna – “Il progetto sperimentale prevede un insieme di azioni volte a rafforzare servizi essenziali come la sanità, i trasporti, l’istruzione. Poiché da parte del ministero è garantito il finanziamento di almeno due aree in Piemonte, significa che per la parte di valle d’Ossola considerata c’è la certezza che questo diventi realtàE’ quindi un passo importante per il rilancio di una valle che ha pagato duramente la crisi economica di questi anni”.
L’area della Valle d’Ossola è stata scelta, dopo il sopralluogo compiuto dalla commissione nazionale lo scorso settembre, per la “sua buona visione di sviluppo che, in risposta alla deindustrializzazione in atto, persegue il riposizionamento economico e la diversificazione del modello produttivo locale in ottica sostenibile, integrando la dimensione industriale con quella rurale”.

Incontro pubblico “La riforma del Senato: quali contenuti, cosa cambia”.

senatoIncontro pubblico “La riforma del Senato: quali contenuti, cosa cambia”.
L’incontro si svolgerà presso la sala conferenze dell’hotel Corona a Domodossola venerdì 13 marzo alle ore 20.45.
Partecipano il costituzionalista Prof. Claudio Martinelli e l’onorevole Enrico Borghi.
Introduzione del segretario provinciale Antonella Trapani.

Claudio Martinelli è professore associato di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Tra gli ultimi libri si segnalano: Le immunità costituzionali nell’ordinamento italiano e nel diritto comparato (Giuffrè, 2008), Le radici del costituzionalismo (Giappichelli, 2011), Diritto e diritti oltre la Manica (Il Mulino, 2014)

Organizza circolo PD Partito Democratico Domodossola e Partito Democratico Vco

Comunicato coordinamento circoli del PD Premosello  e Vogogna

Vogogna
Vogogna

Nella serata di venerdì 9 gennaio, organizzata dal coordinamento dei Circoli del PD di Premosello Chiovenda e Vogogna, si è tenuta nella sala consigliare Don. G. Stoppini di Premosello Chiovenda l’assemblea pubblica degli iscritti e degli elettori del PD con la partecipazione ed il contributo, della segretaria provinciale del PD Antonella Trapani e del vicepresidente della giunta regionale Aldo Reschigna.
È stata immediatamente messa in evidenza, da parte dei due coordinatori, la necessità di riportare la Politica al centro dell’interesse della comunità offrendo l’opportunità alle persone di incontrarsi e di discutere degli accadimenti, vicini o lontani, di cui siamo testimoni quotidianamente e che a volte penetrano dentro ciascuno di noi in maniera anche emozionalmente drammatica inducendoci a pensarci fragili e inermi.
Stiamo vivendo, a causa della crisi socio-economica, anche in maniera a volte sconvolgente, una crisi politica ed amministrativa, dove la politica sembra “incapace di governare” i necessari ed inevitabili cambiamenti. Come non si può modificare il passato nessuno può fermare il futuro.
Essendo, la politica, l’attività attraverso la quale una comunità regola la propria vita democratica, il suo compito è quello di occuparsi di un progetto che abbia come obiettivo il bene di tutti utilizzando come strumenti anche il partito e le istituzioni.
Uno dei compiti della politica, per essere utile ad una comunità, è quello di costruire “ponti” che mettano in comunicazione le molteplici differenze in essa presenti. Solo così una comunità può irrobustirsi e meglio gestire le difficoltà.
Il VCO e la sua comunità hanno maggiori possibilità di uscire dalle crescenti difficoltà se la politica istituzionale ed amministrativa che governa il territorio abbandona quelle ragioni storiche “frenanti” determinte l’idea che non uno ma bensì tre siano gli “ombelichi del mondo” in un lembo di territorio poco più grande di un “granello di sabbia”.
Non di reticolati e di chiusure dentro i sempre più ristretti confini comunali ha bisogno questa comunità ma della capacità di dialogo e di ascolto, pur tra mille difficoltà, che apra una nuova stagione di consapevolezza collettiva di interdipendenza vale a dire che ciascuno è responsabile per sè e tutti siamo responsabili di tutti.
L’assemblea fa appello alla capacità di ascolto dei responsabili e dei decisori politico-amministrativi del territorio del VCO affinché si abbandoni la strada delle “chiusure” reciproche e del conservatorismo, al fine di trovare una comune risposta ai bisogni di questa comunità nella sua interezza.
L’assemblea considera che mettere al centro dell’attenzione dei decisori politico-amministrativi le strutture e non la qualità dei servizi di cui una comunità ha bisogno sia l’origine dei “mali” e, allo stato delle cose, fuorviante e miope, con il risultato altamente rischioso di far percorre al treno un binario morto.
L’assemblea si pone come stimolo a far percorrere una “strada nuova” e sollecita i Circoli a coordinarsi e collaborare per riprendere la funzione stimolante e necessaria di elaborazione politica ed aggregante nel “tessuto sociale” superando anacronistici e velleitari campanilismi.

Per il coordinamento dei circoli del PD di Premosello Chiovenda e Vogogna

Roberto Graffieti
Davide Cantamessa
Luca Pelletti