Archivi tag: marchionini

E’ ora di una proposta unitaria nel PD

Brevi sprazzi di primavera ci riportano all’”inverno” nella politica italiana dopo ben 6 settimane dal voto (!), e le previsioni sono volubili secondo gli avvenimenti. Il disorientamento cresce fra i cittadini, sempre più confusi e disperati, e il primo partito italiano, che vuole essere popolare, ma è diviso in correnti, non può sottrarsi al dovere della chiarezza.
E’ indubbio che il livello nazionale avrà ripercussioni nell’ambito locale. Cosa accadrà quando i 2 gruppi di saggi consegneranno a Napolitano il loro lavoro?Il Presidente proporrà un governo basato sul programma preparato?E’ assai probabile e allora questo aprirà nel Pd lo scontro tra i fautori (i renziani sembra di capire, ma anche una parte vicina al vice segretario Letta) e coloro che continueranno a sostenere Bersani (verso elezioni, ancora con l’odiato “porcellum”?).
La posizione di Bersani, più organica a mio avviso durante le primarie, non ha vinto, né poi convinto nella fase di formazione del Governo (Grillo lo dileggiava pure!,Berlusconi ha tentato l’accordo impossibile e Monti è diventato marginale). Tuttavia la concomitanza
con l’elezione del Presidente della Repubblica (e soprattutto il modo in cui
sarà eletto) possono mutare completamente la scena politica.
Occorre comunque un nuovo progetto all’altezza dei tempi che viviamo e che corrisponda ai sentimenti dei democratici: una proposta unitaria che trasmetta il senso della stagione del fare (e non del solo analizzare la realtà):
a)Essere il cambiamento: il riscatto dei territori e la speranza dei cittadini nascono dal respirare “aria fresca” di idee, persone, e l’investimento sulla classe dirigente giovane, va affermato.
b)Una logica civica alla guida del partito: o si accetta la sfida della massima apertura all’esterno, e dell’imperativo assoluto dell’interesse collettivo o si verrà percepiti come “vecchi conservatori”.
c)Anticipare le forme della partecipazione diretta dei cittadini: ci si misura con la crisi della delega ai politici e sulla capacità di rispondere al bisogno di auto-formarsi, contare, fare rete nell’era dell’accesso universale al sapere.

Intervento di Silvia Marchionini-Sindaco di Cossogno

Dopo il voto (1): ripartire dai fondamentali della politica

L’ultima nevicata di febbraio ha “imbiancato” i partiti (si pensi al crollo del più “antico”, la Lega nord, che dimezza i consensi) e stiamo vivendo una fase imprevedibile (gli italiani sono divisi in 4 parti quasi uguali: gli astenuti, i grillini, i fedeli del centro destra, e i democratici) in cui anche le istituzioni della democrazia rappresentativa sono messe in discussione.
Questa situazione, oltre a destare la legittima preoccupazione per l’ingovernabilità, ha il merito di risvegliare negli italiani l’interesse (e la partecipazione) sugli esiti possibili. 

Come tanti provo a mettere insieme le idee (dal punto di vista dei democratici).
Le elezioni hanno determinato una crisi politica che si aggiunge a quella economica e sociale. La grande coalizione (governo Monti) è stata bocciata dall’elettorato e dunque ogni ipotesi di accordo Pdl-Pd non è praticabile. Pur nelle difficoltà occorre immaginare un percorso completo, seppur a tempo, sulle 2 questioni che si sono fuse nel voto: rilancio dell’economia e credibilità della classe politica.
Da raccontare chiaramente, con la compattezza del partito, e l’obiettivo di appassionare: questo è possibile se il PD (che è nato nel 2007, un anno prima del movimento 5 stelle) unisce alla serietà della proposta, l’ascolto (senza complessi di superiorità) cercando l’empatia con i cittadini, delusi e arrabbiati (come potrebbe non esserlo un giovane disoccupato o un malato che attende mesi per una visita ospedaliera e chi vede poi pensioni d’oro e uno Stato disinteressato se la sua impresa chiude?)
Ci si deve confrontare con i nuovi bisogni politici (il cittadino da “sostenere” e non più da “educare”) con gli strumenti classici (che Grillo ha dimostrato di ben padroneggiare): fare quello che si dice e dire quello che si fa! Ritornano di moda “i fondamentali” degli eletti del popolo: onestà (la politica non è una forma di arricchimento ma il servizio alla comunità che si impara come una professione), competenza (non basta elencare i problemi ma occorrono proposte), concretezza (fatti e non giustificazioni).
Questi obiettivi non si raggiungono con lo spettacolo carismatico in piazza, o con lezioni intensive sul funzionamento del Parlamento, o con la speranza fideistica nella Rete come versione moderna della democrazia diretta (come sa bene ognuno di noi che ricorda la sterilità di una qualsiasi discussione assembleare) ma sono il risultato di un impegno vero che richiede tempo, passione, studio, gradualità, risorse, merito: prima di correre una maratona ci si allena e arriva al traguardo chi ha resistenza…
Il PD deve rispondere alla sfida per divenire una forza popolare che “si sbrana” i populismi: è tempo di destrutturare, attaccare i privilegi, aprire ai giovanissimi (rilanciamo il voto ai sedicenni e candidiamo alle elezioni amministrative del 2014 dei consiglieri ventenni che possano fare apprendistato nei comuni), dando esempi autentici e perseguendo con tenacia le soluzioni utili con un orizzonte ampio, sulle questioni di fondo di tasse, lavoro, Stato sociale, semplificazione, visione del futuro: il Partito Democratico non ha forse il sogno, da realizzare, di modernizzare l’Italia?
Se Bersani riceve il mandato dovrebbe proporre un governo a termine che faccia una legge elettorale che premi la governabilità e preveda qualche intervento sociale ed economico rivolto ai lavoratori (dipendenti ed autonomi) e alle imprese; interventi finanziari (contenimento della Tares e niente aumento dell’Iva a luglio). Tutti noi guardiamo con fiducia alle decisioni del Presidente Giorgio Napolitano, un “sempre giovane” di 87 anni, che si dedica alla politica dal 1945!
Dunque…coraggio democratici!
Silvia Marchionini,
Sindaco di Cossogno

Comuni autonomi ma uniti nei servizi

La crisi epocale che stiamo vivendo coinvolge sempre più i comuni, con particolare gravità in una realtà marginale e di montagna come quella del Verbano, e gli amministratori si misurano con la fatica di trovare risposte adeguate ai problemi (non solo economici) dei cittadini, e di cura del territorio.
E’ il tempo delle scelte: coraggiose e riformatrici con l’assoluto dovere di informare (anche delle incertezze, delle preoccupazioni, delle complessità burocratiche) i propri concittadini per costruire una proposta.
Tutto va nella direzione opposta alla difesa dell’ente Comune, così come l’abbiamo conosciuto negli ultimi 20 anni (dall’elezione diretta del Sindaco) per più aspetti:
a)Cambiamenti normativi: la Regione Piemonte (sulla base della legge nazionale) ha indicato la normativa per l’applicazione obbligatoria dell’esercizio associato delle funzioni comunali. Ciò dovrà essere deciso entro il mese di gennaio e ci sono due possibilità: i Comuni che hanno stipulato almeno 3 convenzioni con altri Comuni potranno mantenere per tutto il 2013 la propria autonomia.
Entro il successivo anno 2014 dovranno provvedere all’esercizio associato di tutte le altre funzioni nell’ambito prescelto. Il periodo delle convenzioni ha un vincolo di 3 anni. I Comuni che invece decidono di procedere alla Unione dovranno associare le funzioni tra di loro. Il vincolo per l’Unione è di 10 anni. Con un’immagine possiamo indicare la prima scelta (convenzioni) come un” fidanzarsi”; la seconda (Unione) come uno ”sposarsi” .
E’ evidente che in questa fase la prima scelta è più semplice e immediata, almeno per quei comuni che ci hanno pensato per tempo e hanno in atto, come Cossogno, più di 3 convenzioni, la maggior parte con la città di Verbania. Occorre infatti tenere presente che l’Unione di Comuni nel territorio Val Grande/Valle Intrasca non è stata ancora decisa e, di conseguenza, nemmeno quali servizi associare. Per procedere alla Unione occorre infatti: costituirla, accordandosi sulla composizione dell’Unione (quali comuni intendono farne parte) e poi individuare quali servizi associare in relazione alle condizioni organizzative e finanziarie dei singoli comuni.
b) Drastica riduzione dei trasferimenti statali (dell’ordine del 20%), che significa razionalizzare ogni voce di spesa (personale dipendente compreso) e ricorrere ad una potente fantasia per cercare nuove entate.
c) Contesto territoriale di declino: scomparsa a fine anno delle Comunità Montane (dopo 40 anni di storia); la Provincia del Vco sarà probabilmente “salvata” a causa delle dimissioni del Governo tecnico. Essa si misurerà comunque con pesanti tagli e un’incertezza di funzioni.
Gli enti locali sono chiamati a fare i sacrifici per contenere la spesa pubblica (questo ha un carattere di profonda ingiustizia, ed anche “cattiveria”, quando diventa esazione per lo Stato centrale, “sprecone”) e al di là dell’ingegneria da risiko municipale, o la difesa fine a se stessa dei confini, l’attenzione va posta sui servizi che si sanno e sapranno assicurare ai cittadini/imprese (con quali tariffe), e allo sviluppo che si riesce a promuovere. E questo può avvenire solo creando legami, rapporti solidaristici con altre realtà, a partire dall’analisi pragmatica dei punti di forza e di debolezza, e del percorso di crescita che si sa creare insieme, per partecipare ai bandi pubblici che obbligano al “fare rete”.
Questo rappresenta senza dubbio una radicale trasformazione nella tradizionale logica dei Sindaci nelle comunità di montagna: aprirsi al fondovalle, e guardare oltre, (per la Val Grande/Intrasca il naturale riferimento è Verbania), non è più una decisione di modernizzazione ma diventa l’unico modo per sopravvivere. Allo stesso tempo la Verbania (non obbligata dalla legge alla gestione associata) che si confronta con la principale crisi di lavoro ed economia dal dopoguerra, ha un bisogno urgente di estendere le sue possibilità (ambientali, turistiche, industriali) per contrastare la recessione e avviare come capofila una visione sostenibile di progresso, attraendo risorse pubbliche/private, e organizzando servizi consorziati a costi ottimizzati.
Tutto può andare nella direzione favorevole a soggetti comunali ampi e dinamici che pianificano servizi e politiche di rilancio: chi amministra, e chi vuol proporsi a farlo, sarà valutato proprio sulla capacità non tanto di protestare ma di competere con i fatti (lotta all’abbandono montano, attrarre nuove imprese, dare servizi di qualità) nell’affascinante sfida di investimento sul domani: uniti nei servizi per mantenere l’autonomia della propria storia.
Silvia Marchionini-Sindaco di Cossogno

Che ne sarà di noi (e dell’autonomia)?

E’ la volta buona:parole inglesi (spending review), l’Europa che preme, l’urgenza del pareggio di bilancio, l’opinione pubblica che chiede semplificazione, un Governo tecnico che insegue risultati concreti, e dopo decenni di immobilismo cambia l’assetto istituzionale: nei fatti l’art.17 del Dl n.95 di luglio, convertito nella legge n.135, avvia l’eliminazione del nostro giovane Vco e dell’ente Provincia stesso (eletto dal popolo con funzioni proprie).
Questo processo di riforma, lento e farraginoso, con caratteri di profonda ingiustizia (la guerra agli sprechi non dovrebbe iniziare al centro del potere statale, nei Ministeri?) apre una nuova epoca per i nostri territori, tutta da decifrare, comunicare ai cittadini, e governare, che richiede un coraggioso cambio di passo su alcune questioni fondamentali:
a) I servizi per i cittadini e le imprese: con tutti i limiti la Provincia in questi 20 anni, ha rappresentato un presidio indispensabile sul territorio (dalla viabilità, alle funzioni delegate) anche di riferimenti statali (Camera di Commercio, Prefettura, Questura, Comandi provinciali, Inps, Inail) che oltre a fornire impiego sono oggi i contenuti da salvaguardare per una realtà montana e un’economia fondata su piccole società.
b) I luoghi della decisione politica: in attesa di capire quali competenze passeranno dalla Provincia ai Municipi, si può prevedere che vi sarà il livello regionale e quello comunale, con in mezzo una serie di enti intermedi (Ato dell’acqua e dei rifiuti, Provincia di area vasta, Comunità Montane, Parchi ecc.) con almeno 2 rischi: Torino è lontana (anche dal punto di vista dell’efficienza burocratica) per capire le ragioni della specificità di monti e lago, e il Comune (costretto dai continui, e poderosi tagli, a lotte di sopravvivenza) assai vicino (o “meschino” se interviene sulla tassazione) al cittadino, ma senza la forza per imprimere svolte (sul piano della pianificazione, della politica di sviluppo).
c) “Piccolo non è bello”: stiamo verificando sempre più sul piano culturale (soprattutto i più giovani in cerca di lavoro e felicità) come il futuro si chiami Internet, capacità di uscire dai propri confini, di creare alleanze, di essere attrattivi, pena la marginalità e la decadenza.
Che fare?
I tempi di crisi che viviamo offrono l’occasione di immaginare scenari di rilancio, anche per la politica locale, che richiedono una visione, e una conseguente iniziativa amministrativa, fondate sui bisogni delle comunità e dei territori a cui dare risposte, a partire dalla conoscenza di ciò che siamo/abbiamo:
a) Nuove, e vecchie, imprenditorialità: è la crescita da creare, con proposte di recupero delle aree abbandonate (in montagna) o dismesse in città, sul tema del mantenimento delle attività industriali, del potenziamento dell’accoglienza turistica, delle imprese artigiane e florovivaistiche, dei prodotti di nicchia, dell’energia, in stretta relazione con la formazione (anche tecnica) e le associazioni di categoria.
b) Fare sistema: la capacità produttiva va avviata e sostenuta dai decisori politici che hanno ormai sperimentato come la gestione associata dei servizi funzioni meglio se avviene su basi ampie (si pensi al positivo radicamento dei Consorzi dei servizi socio-assistenziali); da lì occorre partire (con un ruolo di capofila imprescindibile di Verbania, Omegna, Domodossola) per costruire, nelle grandi Unioni, l’autonomia dei Municipi e fornire il senso di integrazione fra città ed entroterra.
c) I nostri capitali: laghi, monti, qualità della vita, sicurezza, eccellenze ambientali, beni storico-culturali sono le risorse su cui investire in apposite alleanze con altri territori più ricchi e popolati (dell’Insubria, della Pianura Novarese, della Milano ormai prossima all’Expo) per provare ad essere soggetti attivi.
Nessun cittadino si sta appassionando al tema della provincia “di quadrante”, o del ritorno con la “vecchia” Novara, ma tutti ci interroghiamo sulle condizioni della nostra vita presente e delle generazioni future: la, pregevole, storia dell’ambizione di autonomia che ha visto gli amministratori e le popolazioni locali (fin dai tempi del Comprensorio) in prima linea non potrà, su queste basi, anche identitarie, che proseguire con rinnovata azione e determinazione.
[Silvia Marchionini,Sindaco di Cossogno]

Il Vco del futuro… (non) c’è?

Silvia Marchionini

Pubblichiamo un contributo arrivato dal sindaco di Cossogno Silvia Marchionini in merito alla crisi del nostro territorio.
Un nemico che viene da lontano sembra aver dichiarato guerra al nostro territorio: la sua versione moderna son le aziende che chiudono, la disoccupazione giovanile, l’impoverimento delle famiglie, le infrastrutture carenti, gli enti locali senza risorse, la percezione di aver perso la speranza.
<<Se anche Cover Industrial (dopo Acetati, Bialetti, Tubor ecct) lascia a casa più della metà dei suoi dipedenti allora…>> La protesta in piazza, sui media locali, sui social networks, sta diventando la forma per esprimere un profondo malessere che chiede risposta. Se aggiungiamo, le continue polemiche (in particolare le divisioni, laceranti, sugli ospedali) la stagnazione economica, e l’aumento delle tasse appena deciso, le complicazioni burocratiche, abbiamo il senso di un territorio sfibrato, dove son assenti le misure di contrasto, il dibattito sulle “cose da fare” per avviare la ripresa.
Non è certo la prima volta che questo comprensorio supera le difficoltà (senza andare ai tempi eroici, così ci appaion oggi!, del dopoguerra pensiamo alla fine dell’industrializzazione di tre decenni fa) ma nuova è la rinuncia della politica a governare i processi, ad indicar le possibili soluzioni ai cittadini; assistiamo ormai all’Imprevedibile. Un esempio su tutti: approvato nei giorni scorsi dal Parlamento l’art. 16 nella manovra finanziaria bis che impone un nuovo ente (!) l’unione dei comuni, per i Municipi sotto i 1000, privandoli dei servizi e dei bilanci (alla faccia dell’autonomia!): che cosa si devon aspettare dalla Regione le comunità locali di una provincia che è composta dai piccoli comuni ed è essa stessa, traballante? Quanti aumenti per le famiglie deriveranno dai servizi pubblici (acqua, rifiuti…) se vengono privatizzati, come prevede l’art 5 della stessa legge che ribalta l’esito del referendum di maggio?
Serve unità e una guida condivisa in cui la politica (3 Parlamentari, Governo Regionale, Provincia, Comuni) deve fare il proprio dovere e affrontare con responsabilità, la situazione reale ponendosi alcuni obiettivi:
1)    Attrarre nuove fasce di popolazione con attenzione ai servizi (mezzi di trasporto) per professionisti  e famiglie (“qualità della vita”)
2)    Mettere a reddito le nostre risorse ambientali, culturali, recuperare il patrimonio immobiliare
3)    Semplificare i livelli decisionali per le piccole imprese, nel settore turistico
4)    Sostenere le nuove aziende (“imprenditoria montana”), attraverso le buone pratiche amministrative con fondi pubblici a favore dei giovani
5)    “Fare rete” con altri territori vicini (Lombardia, Svizzera, Novarese ecct)
Il metodo per provare a realizzare concretamente le urgenze del Vco è quello del coinvolgimento delle parti sociali e produttive, delle Fondazioni Bancarie, dandosi però tempi certi e ruoli chiari, che non finiscano in estenuanti tavoli di lavoro. Nei periodi di crisi emerge il carattere, la forza delle persone; offriamo ai cittadini la possibilità di esser lealmente coinvolti in una sfida storica, costruire un futuro per Verbania.
Silvia Marchionini-Sindaco di Cossogno

Verbania & i nuovi bisogni: consulte di cittadini contro il declino?

Da alcuni mesi i media locali danno ampio spazio alle notizie di chiusura, o di ridimensionamento di importanti servizi alla popolazione: dalle poste (sportello di Suna), allo smantellamento di uffici statali, alla marginalità della stazione ferroviaria di Fondotoce, fino al culmine delle incertezze legate al piano sanitario-ospedaliero. Riorganizzare, ridimensionare sono le parole, che volutamente tecniche, nascondono l’obiettivo tutto politico, di ridurre i costi, l’imperativo che dal centro arriva alla periferia. Finora tale scelta riguardava i comuni montani mentre ora coinvolge anche città “medie” e il capoluogo. Se poi aggiungiamo “l’affanno” e i gridi d’allarme lanciati dai piccoli commercianti (un esempio su tutti: la chiusura di molti negozi a Trobaso) che vivono una prolungata difficoltà, appare oltremodo giustificata la preoccupazione dei cittadini di veder tagliati i servizi (con un abbassamento della qualità della vita). Se infine introduciamo “l’emergenza” lavoro, le oggettive scarse opportunità di impiego per i giovani, il successo dei “banchi” e delle collette alimentari, le indagini sull’impoverimento delle famiglie, il risultato è il declino di un territorio, la percezione di non aver (più) un futuro. Se è vero che questa sensazione di “crisi” è ampiamente diffusa nell’immaginario collettivo, lo stesso però pretende da chi governa delle risposte robuste e tempestive ai nuovi bisogni. Agli Enti Locali vengono sempre più attribuiti compiti di organizzazione del territorio e di protezione sociale della popolazione. Essi hanno, perciò, bisogno di maggiori risorse. L’evocazione di formule quali il federalismo fiscale e la definizione dei “livelli standard”, assegna di fatto a Regioni, Province  e Comuni la possibilità (troppe volte verificatasi) di reperire nuove entrate attraverso l’aumento della pressione fiscale. Questa si attua anche mediante le tariffe, oltre che con l’istituzione di nuove imposte locali (addizionale irpef comunale, tassa di soggiorno ecct). Si può osservare come amministrare e governare sia diventata un’attività che nessun Ente possiede più in esclusiva; progetti e decisioni devono essere condivisi e devono essere portati avanti attuando un producente coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. Non vi è dubbio che l’unione dei servizi municipali possa costituire una nuova frontiera amministrativa che il personale politico impegnato negli enti locali deve dimostrare di voler attuare. Il rapporto con Verbania, capoluogo della Provincia, e città di gravitazione dei Comuni collinari, deve comportare una reciprocità di intenzioni, funzionali a soluzioni possibili attraverso un’attenta ricerca dei finanziamenti sui bandi pubblici e delle Fondazioni bancarie. Perchè non utilizzare i prossimi mesi per analizzare la realtà in profondo cambiamento e dare avvio a delle consulte, aperte, di cittadini nei vari quartieri e paesi? Lo sforzo, ambizioso, potrebbe essere l’elaborazione di strategie di azione su alcune questioni:

1.Lavoro: l’impresa che si può creare fra lago e montagna;

2.Territorio: la riqualificazione delle aree dismesse in città e dei nuclei antichi;

3.Servizi: come riformare le società di gestione (dall’acqua, ai rifiuti, trasporti ecct) con attenzione ai costi a carico dei cittadini e alla semplificazione delle pratiche burocratiche.

L’ultima consultazione referendaria, la partecipazione con i social networks e i comitati spontanei su tematiche specifiche (il teatro, la sanità ecct) hanno riportato al centro l’interesse per il bene collettivo, esprimendo l’esigenza dei cittadini di contare, privilegiando l’essenzialità dei problemi all’ideologia: proviamo a rappresentare la nuova voglia di far politica per costruire il nostro futuro di comunità verbanese.

 

Silvia Marchionini (Segreteria provinciale Pd)