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Gianna Pentenero: i perchè della mia candidatura a segretario regionale del PD

gianna PenteneroCari iscritti e simpatizzanti,
ho avanzato la mia candidatura alla segreteria regionale del Partito Democratico per promuovere l’idea di Partito che ho maturato in questi anni di impegno amministrativo al servizio delle cittadine e dei cittadini piemontesi. Nei circoli, tra i militanti e gli iscritti, parlando con gli amministratori emerge sempre più la voglia di una partito vivo e dinamico non solo in occasione delle competizioni interne ed elettorali, un luogo in cui il confronto sia aperto e non soffocato negli steccati delle appartenenze.

Credo che questa rappresenti oggi una delle emergenze che voglio provare a superare, portando la mia esperienza di democratica nel “dna”, di chi partendo da un’esperienza civica guardava ai partiti che hanno concorso alla nascita del PD con attenzione e rispetto, ma sognando di poter andare oltre e di costruire un partito che da quelle esperienze potesse rilanciare la propria visione di una società migliore.
Mi candido non come ex, per difendere o rappresentare qualcosa o qualcuno, ma per costruire un progetto per il PD piemontese, capace di elaborare una proposta di partecipazione politica che rafforzi e per alcuni versi ricostruisca il senso di appartenere con orgoglio a un partito.
Nelle parole di chi ha militato per anni, con dedizione, senza mai chiedere nulla, interpretando la politica come un servizio reso alla propria comunità, si respira l’atmosfera di un partito in cui dare voce e valore a chi si spende per promuovere la buona politica sul proprio territorio.
Noi abbiamo necessità di far contare gli iscritti e non di contare le tessere, abbiamo bisogno di dare credibilità e forza all’azione del PD regionale ripartendo dai circoli, ascoltando esigenze, istanze e voglia di impegnarsi sapendo che solo attraverso la politica possiamo ricostruire un progetto per il Piemonte.
Non mi ha mai affascinato il dibattito sui partiti liquidi o solidi, perché credo che la miglior politica, quella più efficace si fonda sulla prossimità e sulla capacità di costruire relazioni e fiducia sui propri valori e sui progetti che si intendono portare avanti, unendo ad essa l’organizzazione e la capacità di rafforzare il radicamento.
In questo senso io metto al servizio la mia storia politica, la mia esperienza, le competenze costruite nell’ascoltare e nel fare, con l’obiettivo di coinvolgere, insieme a chi ha avuto da subito fiducia in me, i piemontesi che scommettono su un altro PD, un partito in cui loro contano e in cui possono dire la propria.
Un PD che ha queste caratteristiche può con forza puntare a riconquistare la guida della Regione, condividendo un progetto alternativo al disastro della Giunta Cota e alla demagogia del M5S, in cui affrontare i grandi nodi dello sviluppo del Piemonte.
Io voglio vivere in una regione in cui l’investimento sul lavoro sia il centro di una strategia efficace di utilizzo dei fondi europei, dove gli investimenti sull’istruzione, la formazione, l’innovazione e la ricerca offrano una chance alle nuove generazioni sempre più sospese tra sviluppo e declino, in cui la salute non sia un diritto per pochi, ma per tutti, dove i servizi non vengano erogati in base alle appartenenze ma per rispondere alle esigenze reali del territorio, in cui il sistema di welfare non sia confuso con la solidarietà, dove il trasporto pubblico abbia un progetto per garantire mobilità sostenibile in tutto il Piemonte, in cui gli enti locali e le aree più marginali non siano cenerentole inascoltate ma portatori dei bisogni della comunità.
Tutto ciò è possibile realizzarlo, costruendolo insieme, e con la consapevolezza che i prossimi mesi ci porteranno anche sfide importanti nelle elezioni amministrative ed europee, se abbiamo un Partito Democratico che a livello regionale riparte dalle sue fondamenta e che, unico in Italia, raccoglie la sfida di affidare questa responsabilità a una donna.
“E se fosse Gianna” la persona che può aiutarci a costruirlo, a cui dare fiducia in un momento così delicato…. molti se lo sono domandati e mi hanno sollecitato in queste settimane.
Ebbene abbiamo poco più di tre settimane per provarci, per scrivere un’altra storia, per innestare, vista la stagione, un virus positivo che lanci il Partito Democratico verso le prossime elezioni regionali.
Io mi sono messa in gioco, con serenità, entusiasmo e senza tatticismi, ora tocca a ciascuno di Voi aiutarmi a “influenzare” militanti, iscritti, simpatizzanti e quell’elettorato che guarda con più fiducia e speranza al Partito Democratico quando gli offre opportunità, spazi e soprattutto spende persone trasparenti e credibili.

Ci conto,

Info e contatti:
www.giannapentenero.it
sefossegianna@gmail.com
Fb gianna pentenero
Twitter #sefossegianna
Mobile 347/85.611.22

RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO PER LE SPESE DEI GRUPPI. LA MISURA E’ COLMA, COTA SI DIMETTA!

Aldo Reschigna
Aldo Reschigna

La richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del presidente della Regione Piemonte e di 39 consiglieri regionali rappresenta un altro terribile colpo alla credibilità della Regione.
Un colpo mortale per un rapporto già abbondantemente deteriorato con la comunità piemontese, che si aggiunge a quelli determinati dalla vicenda delle firme false, con la conseguente sentenza del Tar, e dall’incapacità della Giunta di governare, certificata ancora una volta solo ieri dalla bocciatura del bilancio da parte dei revisori dei conti.
Cosa aspetta Cota a dimettersi? Cosa ancora deve succedere? Non penserà davvero di andare al Consiglio di stato per allungare il brodo e ritardare il più possibile le elezioni anticipate, solo per poter occupare ancora per qualche mese il potere?
E’ lo stesso Roberto Cota che diceva ai magistrati, nel primo interrogatorio, che non avrebbe potuto restare in carica anche solo con l’ombra di un avviso di garanzia.
Un presidente della Regione può avere una sola parola. Per questo ci aspettiamo e chiediamo che nelle prossime ore Roberto Cota rassegni le dimissioni e agevoli quella che per il Piemonte è una strada segnata con evidente chiarezza: il voto anticipato per rinnovare il governo regionale entro la primavera.

UNA DICHIARAZIONE DI ALDO RESCHIGNA E GIANFRANCO MORGANDO.

 

Sentenza del Tar: Cota a casa, si ritorni subito alle urne. DIchiarazioni di Trapani, Reschigna e Borghi

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, che ha annullato le elezioni regionali del 2010 a causa delle firme false della lista “Pensionati”, sono lo stop definitivo alla vicenda politica del governatore “Cota” in Piemonte.

cotabressoDa una parte c’è il fallimento politico del governatore leghista che abbiamo più volte denunciato, come Partito Democratico,.con la nostra campagna “Cota a Casa” di questi mesi.

Nella sanità si sono susseguiti tre assessori in tre anni con risultati negativi: i servizi si sono ridotti, le liste di attesa allungate, le strutture non sono state ammodernate.
Nel trasporto pubblico locale la Giunta Cota ha tagliato le linee e aumentato le tariffe, con pesanti problemi per i pendolari.
Nel welfare non ha fatto meglio: ha tagliato i servizi assistenziali, messo in campo meno risorse per i comuni e le famiglie, per la casa e il lavoro, ha aumentato le tariffe per i non autosufficienti.

Dall’altra parte, quella legale, è arrivata oggi la sentenza definitiva dei giudici che sancisce che quelle elezioni del 2010 non erano valide. Elezioni da rifare

La nostra speranza – affermano il segretario provinciale del PD Antonella Trapani e il capogruppo PD in consiglio regionale Aldo Reschignaè che si torni a votare al più presto, possibilmente nello stesso giorno delle elezioni europee ed amministrative di maggio.
Elezioni nelle quali il Partito Democratico saprà proporre un suo progetto per riparare gli errori di gestione del governo Cota e per rilanciare con un progetto complessivo il Piemonte”.

Ufficio Stampa

BORGHI (PD): “SI CHIUDE UNA DELLE PAGINE PIU’ BRUTTE DELLA STORIA DELLA REGIONE PIEMONTE”
“Con la sentenza del Tribunale Amministrativo regionale di oggi, si chiude dopo troppo tempo una delle pagine più brutte della storia della Regione Piemonte.
Quattro anni persi, da recuperare con determinazione”. Lo afferma l’on. Enrico Borghi, deputato piemontese e presidente del Gruppo del Partito Democratico nella Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati. “Il Tar ha accolto il ricorso di Mercedes Bresso confermando quanto avevamo sostenuto con molti esponenti politici di tutti i partiti.
Da una parte l’inganno verso i Piemontesi, presi in giro con le liste presentate alle elezioni regionali del 2010 con firme false. Dall’altra, il totale fallimento di un governo, in mano a Cota e alla Lega Nord, che ha sbandato fino a degenerare e a portare nel precipizio il Piemonte. I fallimentari risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Penso alla riforma ridicola della sanità, alla presunta e millantata riforma del trasporto pubblico che ha solo generato aumenti di biglietti e abbonamenti, così come alla crescente tassazione verso i cittadini e le imprese, senza alcuna risposta reale alla crisi economica che in Piemonte sta avendo effetti devastanti.
Tre anni nei quali sono mancate soluzioni ai problemi veri di quanti vivono in Piemonte. Per finire con lo scandalo dei rimborsi e all’indagine che porterà al rinvio al giudizio del presidente della Regione e di gran parte dei Consiglieri della maggioranza. Per tutti questi motivi, bisogna mettere fine a questa legislatura e tornare alle urne”.
“Il centrosinistra, con il Partito Democratico e una forte coalizione fatta di persone capaci e competenti, guidata da Sergio Chiamparino, può essere il motore del cambiamento. Abbiamo una seria e concreta alternativa per il Piemonte. Con le elezioni in primavera – evidenzia l’on. Borghi – possiamo restituire democrazia e voce ai cittadini. Sono loro stessi a chiedercelo. Le sfide per ricostruire il Piemonte sono tante, impegnative, ma sono certo che il Pd saprà scrivere una storia nuova, riportando nella Regione la fiducia dei piemontesi. Questo è l’impegno che tutti dobbiamo prenderci”.venda

TAV: GIUSTO DIFENDERE CHI LAVORA DA ATTI DI VIOLENZA E MINACCE .

La proposta dell’ufficio di presidenza della Regione Piemonte di assegnare alle imprese e ai lavoratori impegnati nella realizzazione del TAV il sigillo della Regione è un atto positivo e altamente simbolico della vicinanza delle istituzioni a chi quotidianamente è oggetto di minacce e di atti di violenza da parte di chi crede in questo modo di bloccare la realizzazione dell’opera.
Per noi non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, secondo che siamo più o meno d’accordo con quello che stanno realizzando. Noi saremo sempre dalla parte dei lavoratori cui, in modo illegittimo, si tenta di impedire la loro attività.
Non è una provocazione sostenere il loro diritto costituzionale. Altra cosa è il legittimo dissenso di chi non è d’accordo con l’opera. Ma i canali democratici di discussione e decisione non hanno nulla a che fare con le minacce e la violenza. Per questo il nostro sostegno ai lavoratori e alle imprese è senza se e senza ma.
C’è poi un altro tema emerso prepotentemente in questo periodo, ed è il linguaggio della politica. Tocca a noi tutti, pur nella chiarezza delle posizioni, mantenere entro certi limiti il tono della discussione, tenendo lontano termini e metafore che qualcuno può prendere a giustificazione per atteggiamenti e comportamenti che con la politica non hanno nulla a che fare. Toni come quelli usati dal segretario di Rifondazione comunista Ezio Locatelli non fanno parte di questo sforzo che dovrebbe essere comune.

UNA DICHIARAZIONE DI ALDO RESCHIGNA

 

Vittoria del PD: la Giunta ha ritirato il provvedimento che estrometteva gli enti locali dalla concertazione sul Trasporto Pubblico

Di fronte alla ferma opposizione del gruppo regionale PD, la Giunta Cota ha comunicato in Commissione bilancio lo stralcio degli articoli del collegato alla finanziaria 2013 che toglievano agli enti locali ogni ruolo nella programmazione del trasporto pubblico locale, compresa la possibilità di far sentire il proprio peso sulle scelte di tagli alle linee e ai servizi di trasporto locale e sull’incremento delle tariffe.
La Giunta regionale ha tentato tutte le vie possibili per poter decidere da sola – senza nessun confronto con gli enti locali – quali servizi tagliare e quali tariffe applicare. Come gruppo PD abbiamo difeso il ruolo delle amministrazioni locali, fondamentali perché siano tutelati i diritti delle migliaia di pendolari piemontesi penalizzati ogni giorno dai tagli ai servizi della Giunta Cota. Oggi finalmente è arrivata la decisione del centrodestra, in linea con le nostre richieste.

Una dichiarazione di Aldo Reschigna

 

Paralisi in consiglio regionale: la protesta di Aldo Reschigna

Anche oggi i lavori del Consiglio regionale non sono andati oltre le risposte alle interrogazioni e alle interpellanze. Quando è arrivato il momento di esaminare le nuove norme per la panificazione, l’assessore competente ha chiesto il rinvio in Commissione del provvedimento per un approfondimento.
Il disegno di legge dell’assessore Cirio non si poteva discutere per l’assenza in aula dell’assessore. Inevitabile la chiusura della seduta anzitempo. Ancora una volta il Consiglio regionale è stato paralizzato dalla incapacità della maggioranza di proporre provvedimenti da discutere.
Eppure temi caldi per la nostra Regione ci sono, dalla sanità ai problemi di bilancio, per citare i due principali. Ma il centrodestra è ormai bloccato da una evidente assenza di una proposta politica, e sta ledendo pesantemente la stessa dignità dell’istituzione Consiglio regionale.
Per questo non ho firmato all’uscita dell’aula. Una scelta annunciata che mi costerà una decurtazione dell’indennità. Ma ritengo inaccettabile questo modo di procedere, anzi di stare fermi. La legislatura ormai non ha più senso, come dimostra anche la storia degli ultimi Consigli. Uno scatto di orgoglio ne imporrebbe la chiusura.

Aldo Reschigna – Capogruppo Pd in consiglio regionale